Mal di schiena: arriva la chirurgia mininvasiva

di Cinzia Iannaccio 6

Il mal di schiena colpisce diversamente: all’improvviso, come nel classico colpo della strega o lentamente, con costante aumento del dolore (ad esempio quando si assume un’errata postura per molto tempo o se c’è un inizio di artrosi). Certo è che in Italia affligge almeno 15 milioni di persone ed i numeri tendono ad aumentare ogni anno.

Perché? Gli stili di vita troppo sedentari ad esempio, o l’opposto: l’eccessiva pratica sportiva, specie se errata e non valutata adeguatamente in base ai propri disturbi. Un terzo degli italiani a causa del mal di schiena si assenta dal lavoro, con costi sociali non indifferenti. Ma la qualità della vita è quella che ci rimette di più.

Il ricorso ad antidolorifici ed antinfiammatori è il primo passo, troppo spesso inutile e pericoloso. I farmaci di questo tipo hanno sempre effetti collaterali specie se utilizzati a lungo.

La terapia manuale è spesso indicata, ma non è facile trovare un buon terapista e la paura di un intervento chirurgico (classica quella per eliminare l’ernia del disco), ci tiene lontano dalle sale operatorie. Non abbastanza però.

Almeno da quanto è emerso nei giorni scorsi in un seminario che si è svolto a Roma. Addirittura sarebbero inutili un intervento chirurgico su cinque. Ma allora che fare? Intanto autovalutare il proprio dolore: se è la prima volta che viene, un pò di riposo risolverà tutto in pochi giorni, anche senza l’utilizzo di farmaci.

Se invece la sofferenza è costante è necessario farsi visitare da uno specialista (fisiatra o ortopedico). Una volta individuata la causa si può procedere con la terapia, che solo in alcuni casi può essere chirurgica.

Ma dall’incontro romano ‘La nuova frontiera della chirurgia vertebrale percutanea’, sono emerse novità. Si sono infatti sviluppate nuove procedure mininvasive che permettono meno rischi in sala operatoria ed un decorso successivo più rapido e semplice.

Purtroppo non sono molti gli specialisti e le strutture in grado di offrire queste tecniche per il momento, solo il 20 % degli ospedali italiani ad esempio possiede unità di chirurgia vertebrale!

Le patologie che possono essere trattate? Le discopatie degenerative, le ernie discali, le fratture vertebrali, le stenosi lombari ed alcune patologie del rachide.

[Fonte: L’Unità]

Commenti (6)

  1. Sono un terapista Namikoshi , ho studiato anche in Giappone , ho 25 anni di esperienza e vi posso dire che l’intervento chirurgico, a meno che non sia veramente indispensabile, e’ meglio evitarlo. Nel 80 % dei casi l’ernia discale si riduce spontaneamente e non causa piu’ dolore fastidioso. E’ chiaro che potrebbe ripresentarsi, ma lo stesso vale per chi si sottopone all’intervento. Vi posso anche affermare che molte persone hanno un ernia discale e non lo sanno, in quanto la stessa non comprime nessun nervo e non da fastidio.

  2. roberto dice:

    Sono un terapista Namikoshi , ho studiato anche in Giappone , ho 25 anni di esperienza e vi posso dire che l’intervento chirurgico, a meno che non sia veramente indispensabile, e’ meglio evitarlo. Nel 80 % dei casi l’ernia discale si riduce spontaneamente e non causa piu’ dolore fastidioso. E’ chiaro che potrebbe ripresentarsi, ma lo stesso vale per chi si sottopone all’intervento. Vi posso anche affermare che molte persone hanno un ernia discale e non lo sanno, in quanto la stessa non comprime nessun nervo e non da fastidio.

    Si hai ragione Roberto, credo di aver evidenziato il concetto che l’intervento chirurgico non sempre serve e soprattutto che la chirurgia classica è pericolosa. Anzi, da quello che so, è alto il numero di cronicità post intervento! Sicuramente è come dici tu, molti hanno un’ernia e non sanno di averla, ,ma noi stiamo parlando di chi il dolore lo sente, eccome! In famiglia ho due casi estremi. Da due anni si combatte con ernie e protusioni, cercando di evitare l’intervento chirurgico. La manipolazione è servita anche se la qualità della vita, nel timore del ritorno del dolore, è peggiorata. Ma c’è voluto un anno x trovare un serio professionista. I farmaci, a volontà non sono serviti a nulla! Ma professionalmente, devo dare la notizia di nuove tecniche chirurgiche meno invasive e cercherò anche di approfondire in futuro. Per quei casi che non hanno soluzioni alternative. A proposito vorrei approfondire varie le varie tecniche. Dammi qualche spunto sulla tecnica Namikoshi . Grazie Ciao

  3. @ Cinzia Iannaccio:
    Ciao Cinzia,
    la tecnica Namikoshi e’ stata ideata da Tokujiro Namikoshi nel 1927 , derivata dai massaggi amma e diversificata rispetto a quest’ultima. E’ praticamente la prima forma di Shiatsu che sia stata preticata ed e’ , a mio parere , l’unica che riesca a dare dei risultati. Le tecniche Shiatsu si possono grossolanamente dividere in Namikoshi e Masunaga. Per quest’ultima non voglio eprimere giudizi anche perche’ non la conosco cosi’ bene. Si parla quindi di digitopressione. Non stento a credere che tu abbia avuto difficolta’ a trovare un buon professionista . Questo perche’ non basta studiare e fare pratica, ma occorre avere una sensibilita’ particolare per ottenere il massimo dei risultati. Come anche in Medicina e Chirurgia, i testi sono gli stessi per tutti , ma non tutti diventano dei maghi nel loro campo. Come in tutte le cose bisogna essere portati ed avere passione e attenzione verso il “paziente” . ( noi non potremmo usare questo termine).
    Se abiti vicino a me (Torino) saro’ felicissimo di analizzare la situazione dei tuoi famigliari. Altrimenti chiedi pure cio’ che vuoi e saro’ lieto di rispondere ad ogni quesito.
    Ciao a presto

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