Attenzione alle lenti a contatto: danni gravi da scarsa pulizia

di liulai 4

Arriva da un’ indagine di Nextplora commissionata dall’ Istituto di Oftalmologia Italiana il pericolo che si corre nell’ utilizzo di lenti a contatto con scarse precauzioni. Infatti in Italia il dato è davvero allarmante: ogni 24 ore una persona perde un occhio per scarsa igiene alle lenti a contatto. Per fortuna nel nostro paese l’ utilizzo è piuttosto moderato: si stima infatti che solamente il 35% degli italiani ne preferisca l’ utilizzo rispetto agli occhiali.

Le maggiori utilizzatrici sono soprattutto donne, molto attente al proprio aspetto fisico e anche molto impegnate socialmente. Proprio questo elemento favorisce una pulizia delle lenti a contatto in maniera grossolana e certamente poco igienica. Le lenti a contatto maggiormente usate sono quelle con un ricambio a cadenza quindicinale e di tipo morbido che agevolano la praticità nell’ utilizzo. Tuttavia a fronte di una maggiore comodità questo tipo di lenti richiedono delle specifiche norme da adottare e dei specifici divieti.

Regole da osservare:
  1. le lenti vanno massaggiate con le dita (tecnica denominata rub) e successivamente pulite con apposite soluzioni saline, questa tecnica serve per eliminare lo strato di proteine che vi si deposita dopo ore di utilizzo
  2. sostituire i contenitori per le lenti almeno una volta al mese
  3. mai utilizzare acqua corrente per pulirle e tanto meno fare docce o bagni in piscina indossandole



Quest’ultimo punto è molto importante in quanto è attraverso l’ acqua corrente che avvengono le più comuni infezioni tra cui candida, streptococco, stafilococco, pseudomonas; ma l’ infezione più devastante è quella da acantoameba, un microrganismo molto tenace, che provova ascessi e cheratiti corneali il più delle volte irreversibili.

Il segretario della Società Oftalmologica Italiana Matteo Piovella ricorda che è di fondamentale importanza che il paziente sia istruito e supportato nella cura e mantenimento delle lenti a contatto e per questo la collaborazione tra ottico e medico oculista ne è alla base.