Batterio killer: ecco com’è nato

di Marco Mancini 4

Ormai sembra diventata una telenovela, e come spesso accade nelle serie televisive, dopo aver narrato i fatti, c’è il flashback in cui si tenta di capire come tutto è iniziato. C’è da dire che, dopo oltre un mese di navigazione al buio, gli scienziati tedeschi stanno cominciando a capirci qualcosa sul famoso batterio killer, anche se ancora non possono affermare con certezza tutta la sua genesi.

La versione letale del batterio dell’Escherichia coli (O104:H4) potrebbe essere nata dalla fusione di due ceppi (Escherichia coli enteroaggregativo EAEC, molto comune negli animali, con un altro, EHEC, capace di produrre la tossina Shiga che porta alla sindrome emorragica, meno comune) avvenuta con uno scambio di dna in un intestino, non si sa ancora se di un essere umano o, più probabilmente, in quello di un animale.

A prescindere da questo, i ricercatori hanno intuito che, una volta venutosi a formare, ha trovato “ospitalità” nell’intestino umano al quale aderisce molto facilmente, ed in questo modo ha potuto portare alla sindrome emolitico uremica che ha comportato 43 vittime ed oltre tremila contagi. Oltre ad essere particolarmente virulento, il nuovo batterio ha una proprietà che purtroppo è sempre meno rara nei suoi simili: la resistenza agli antibiotici. Questa caratteristica, spiegano dall’Università di Münster che ha effettuato la scoperta, potrebbe rivelarsi un’evoluzione di un batterio, isolato nel 2001, denominato HUSEC041 che, come ci insegna la teoria di Darwin, è avvenuta per caso.

Una casualità però anche aiutata dall’uomo, dato che se la fusione è avvenuta per cause misteriose, la resistenza agli antibiotici è associata ad un uso smodato e sconsiderato di questi medicinali, a cui ormai facciamo ricorso come fossero caramelle. Qualcosa di positivo però quest’emergenza l’ha portato, e cioè il ricorso all’etichettatura di provenienza su tutti i tipi di carne. In questo modo i consumatori italiani possono dormire sonni tranquilli, visto che, almeno fino a questo momento, la carne nostrana è considerata esente da rischi.

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