Epidemie: mutazione genetica nei batteri mette in allarme il mondo

di Marco Mancini 0

Un nuovo caso di “preoccupazione” (e speriamo che resti tale) su una possibile nuova epidemia, in stile influenza A, è partito dagli Stati Uniti negli scorsi giorni. Un nuovo gene in grado di trasformare molti tipi di batteri in superbatteri resistenti a quasi tutti gli antibiotici ha già messo a letto diverse persone in tre diversi Stati degli USA e pare essersi già diffuso in tutto il mondo, hanno spiegato i funzionari della sanità.

I casi hanno finora colpito Usa e Canada, ma pare abbiano coinvolto anche persone che hanno ricevuto cure mediche in India, dove il problema è molto diffuso. Così si spiegherebbero molte morti la cui causa è rimasta sconosciuta, anche se attualmente non esiste un centro di monitoraggio di tali casi. Finora, il gene è stato rilevato soprattutto nei batteri che causano infezioni intestinali o urinarie. Ciò che spaventa gli scienziati non è tanto la sua esistenza, quanto il fatto che essendo molto adattabile, potrebbe diventare facilmente resistente a qualsiasi tipo di farmaco.

E’ una grande preoccupazione perché la farmaco-resistenza è in aumento e pochi nuovi antibiotici sono in via di sviluppo. E’ solo una questione di tempo fino a quando il gene si diffonda più ampiamente da persona a persona

ha detto il dottor M. Lindsay Grayson, direttore del reparto malattie infettive presso l’Università di Melbourne in Australia. Di questo gene, chiamato NDM-1, ce n’eravamo già occupati in passato, ma la situazione sembra essersi aggravata rispetto a qualche settimana fa.

I casi degli Stati Uniti si sono verificati in persone provenienti dalla California, Massachusetts e Illinois, ha detto Brandi Limbago, capo di laboratorio presso il Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione. Tre tipi di batteri sono stati coinvolti, e tre diversi meccanismi lasciano che il gene diventi parte di essi.

Ciò che ora si può fare secondo gli esperti è che la scienza riparta nella ricerca di altri antibiotici, mentre per limitare la diffusione attualmente basta semplicemente lavarsi spesso le mani ed evitare di mettere le mani in bocca.

Test di laboratorio hanno mostrato che i germi non sono stati uccisi dai tipici farmaci normalmente usati per trattare le infezioni farmaco-resistenti, ma l’aspetto importante è che finora tutti i pazienti curati sono sopravvissuti. I malati americani erano stati tutti di recente in India, la quale è attualmente considerata il focolaio della malattia, vista la sovrappopolazione e le condizioni igieniche scarse in cui le persone vivono. Ogni caso è ora attentamente monitorato, e noi speriamo di non dover rivivere l’allarme che si creò lo scorso anno per l’influenza suina.

[Fonte: Health24]

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