Torna l’incubo lebbra in Italia

di Paola 3

Nella sola provincia di Milano in meno di due settimane si sono già rilevati due casi di lebbra. L’evento desta non poca preoccupazione in quanto si credeva che questa fosse una di quelle malattie che appartenevano al passato, e che da noi ormai occupassero soltanto i libri di storia medica.

Ed invece due casi in due settimane riaccendono l’allarme, anche perché entrambi sono capitati ad extracomunitari i quali, con la nuova legge che obbliga i medici a denunciarli, potrebbero non recarsi più negli ospedali per farsi curare, favorendo la diffusione della malattia.

Il primo caso il 5 marzo scorso, alla clinica dermatologica di via Pace, una donna cingalese si era presentata per delle piccole lesioni inspiegabili sulla sua pelle. Ieri invece è stata la volta di un cittadino maghrebino di 30 anni che si è recato all’ospedale San Paolo con gli stessi sintomi della donna di pochi giorni prima. Entrambi sono stati trasferiti all’ospedale San Martino di Genova, dove riceveranno le cure del caso.

E’ difficile che i due casi siano collegati, visto che la donna lavorava come colf e l’uomo era disoccupato. Non facendo parte nemmeno della stessa comunità, ed essendo in Italia da molto tempo (la donna abitava a Milano da tre anni) è difficile che i due siano venuti a contatto. Molto più probabile invece che ci sia un focolaio dell’epidemia che si sta espandendo a macchia d’olio tra gli immigrati lombardi, e che, se non controllato, potrebbe portare a conseguenze gravissime. In tutto il mondo ogni anno avvengono circa 700-800 casi di lebbra, ma la quasi totalità di essi avviene in Brasile o nel Sud-Est asiatico (India, Birmania, Bangladesh, ecc.), mentre in Italia è molto raro, all’incirca un caso o due all’anno.

La presenza di due casi così ravvicinati però desta preoccupazione, anche perché se adesso gli immigrati, come già successo in altre parti d’Italia, non si vorranno più far medicare in ospedale per paura di essere denunciati ed espulsi, molte di queste epidemie potrebbero diffondersi anche nel nostro Paese.

[Fonte: dottorsport]

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