Tubercolosi, Roma: crescono i contagi. Si valuta reato epidemia colposa per dirigenti ospedale

di Valentina Cervelli 1

Nuovi aggiornamenti dal fronte tubercolosi per ciò che riguarda i contagi avvenuti del reparto neonatale del nosocomio di Roma derivanti dalla presenza, nei mesi scorsi, di una infermiera affetta da tbc . Il batterio è entrato in contatto finora, con 122 bambini. Sebbene il processo di screening sia ufficialmente finito in questi giorni stanno continuando i test per tutti quei neonati che non era stato possibile contattare. Intanto la procura ipotizza il reato di epidemia colposa per i dirigenti del nosocomio romano.

Nel frattempo, fanno sapere dalla Regione Lazio, il call center e l’ambulatorio presso il Policlinico Gemelli, fonte dell’infezione, rimarranno attivi per tutte quelle famiglie, circa il 6,99% del totale, con le quali finora non si è riusciti ad entrare in contatto o non si è avuta la possibilità di fissare un appuntamento. Attualmente sono in atto tutte le procedure necessarie affinché tutte le famiglie ipoteticamente interessate dal contagio possano usufruire per i loro figli dei necessari strumenti diagnostici.

Per quanto riguarda i nuovi casi rivelatisi positivi, si tratta di 2 femmine e 5 maschi dei quali i genitori hanno già ricevuto comunicazione. Cinque dei bambini risultati positivi ai test sono nati nel mese di gennaio, 2 nel mese di febbraio. La media di contagiò sui 1415 casi analizzati è pari ora all’8,6%

Va ricordato: se i bambini trovati positivi verranno sottoposti, come sta accadendo presso il policlinico Gemelli, alla profilassi antibiotica prevista, l’avvenuto contatto con il batterio non equivarrà allo sviluppo della malattia in futuro, perché verranno date all’organismo le armi adeguate per permettere al sistema immunitario dei neonati di combattere il bacillo.

Dalla Procura di Roma, le voci si fanno sempre più insistenti, si starebbe ipotizzando il reato di epidemia colposa per almeno due dei dirigenti dell’ospedale romano, rei, secondo le indagini, di non aver adeguatamente monitorato la situazione in seguito alla positività al test della donna.  Per ciò che riguarda l’infermiera, da quanto si apprende, gli investigatori vogliono capire se il contagio della stessa sia avvenuto in ospedale, magari in un altro reparto, e verificare se anche in questo caso una differente gestione della situazione da parte della dirigenza avrebbe potuto sortire risultati differenti.

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Fonte: Ansa

 

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