Ticket proporzionali al reddito? Ecco cosa potrebbe cambiare

di Cinzia Iannaccio 1

Il Ministro per la Salute Renato Balduzzi ha nuovamente annunciato, a mezzo di un’intervista pubblicata stamane dal quotidiano La Stampa, la riorganizzazione dei ticket sanitari distribuiti per reddito. Ma cosa si intende? Non è già effettivamente così? Cerchiamo di comprendere meglio. In Italia a detta di molti, vige il miglior sistema sanitario del Mondo. Ed effettivamente è così se si pensa al fatto che ognuno ha diritto e riceve le prestazioni sanitarie utili alla salvaguardia della propria salute.

Il problema attuale per cui la nostra sanità è in ginocchio, riguarda la gestione del tutto, dove a centri di eccellenza si alternano strutture fatiscenti (o lentezze burocratiche per cui un ospedale nuovo, completo di attrezzature non viene aperto al pubblico), senza contare che gli stessi centri di eccellenza, come il Santa Lucia di Roma vengono inibiti nelle loro attività per la mancanza di fondi basilari. Tutto dipende da come i fondi sono ripartiti nelle Regioni e dalle Regioni. In questo senso gioca un ruolo determinante quello che è definito il “patto per la salute”, ovvero un accordo tra le Regioni ed il Governo in materia di Sanità, che sarà ridiscusso a breve.

Abbiamo già visto che almeno per il 2012 sono scongiurati ulteriori tagli e questo ci rincuora, anche se per tappare i “buchi”, aumenteranno i prelievi Irpef, ovvero le aliquote regionali sulle buste paga dei lavoratori! Dunque pagheranno i cittadini, mensilmente, oltre al già iniquo ticket di 10,00 (e spesso più 4,00 euro come nella Regione Lazio) sulle prestazioni sanitarie, che comunque rimane. Molti si salvano con l’esenzione, ma, ha confermato il neo ministro: il nuovo patto per la salute vedrà una rimodulazione dei ticket sulla base di tre criteri: equità, trasparenza ed omogeneità, considerazione della composizione del nucleo familiare. Esempi su cosa cambierebbe?

Cosa é il ticket?

Va ricordato prima di tutto che il ticket è una “partecipazione” alle spese sanitarie (visite mediche e/o farmaci), non di per se stesso una tassa. Si paga dunque una parte del costo della prestazione o del medicinale, non la cifra totale, al massimo la cifra da esborsare è di 36, 00 euro circa.  Al “saldo” ci pensa il SSN. Il pagamento è attualmente stabilito in base alla prestazione fornita e non al reddito di chi vi si sottopone: questa prassi potrebbe cambiare, oltre che le esenzioni.

Esenzione ticket per patologie

Per gli invalidi, le malattie croniche e per quelle rare esiste, attraverso alcune normative e procedure, la possibilità di richiedere ed ottenere l’esenzione a questa quota partecipativa ed attualmente è a prescindere dal reddito.  Questo è uno degli aspetti che potrebbero cambiare, benché sicuramente l’Isee verrà valutato in base al numero dei componenti della famiglia e alla presenza di disabili: certo è che tante persone potrebbero trovarsi in difficoltà, perché spesso le terapie e le cure dei casi sono molto onerose.  A prescindere dal reddito, attualmente esistono anche le esenzioni per la diagnosi precoce dei  tumori (screening tumore al seno ad esempio), alcuni esami in gravidanza o il test per l’HIV.

Esenzione ticket per reddito

Per ciò che riguarda il reddito, le categorie delle cosiddette fasce deboli sono state già individuate e preoccupa l’annuncio di rimodulazioni, viste le cifre già minime:

  • Cittadini con meno di 6 anni e più di sessantacinque con reddito complessivo del nucleo familiare non superiore ai 36.151,98 euro (E01);
  • Disoccupati, titolari di pensioni sociali o minime con età superiore ai 60 anni e reddito familiare entro gli 8.263,31 euro!

Speriamo che tutto il discorso fatto sull’equità, non miri al ribasso queste cifre. Sarebbe un dramma, la negazione al diritto all’assistenza sanitaria sancita dalla nostra Costituzione. Certo è che anche la manovra finanziaria che proponeva di tagliare le spese e far pagare più tasse a chi più aveva, ha piuttosto deluso. Non a caso oggi l’Italia è in sciopero.

Foto: Thinkstock

 

 

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