Danni renali, possibile diagnosi precoce grazie ad alcuni segnali

di Marco Mancini Commenta

Una funzionalità renale ridotta e le proteine nelle urine mettono una persona a rischio di contrarre un danno renale, secondo uno studio che comparirà sul prossimo numero del Journal of the American Society of Nephrology (JASN). I risultati suggeriscono che un migliore riconoscimento di questi segni premonitori potrebbe contribuire a ridurre le forme prevenibili di danno renale acuto.

Il danno renale acuto, che si verifica quando la funzione renale di una persona si deteriora in un breve periodo di tempo, può avere conseguenze gravi sulla salute, come le malattia renale allo stadio terminale e persino la morte prematura. Questo danno è sempre più comune e si verifica in circa l’1,6% dei ricoveri per disfunzioni ed è anche una complicanza comune nei pazienti ricoverati per altre cause.

Anche se molti casi di danno acuto possono essere un risultato inevitabile di una malattia grave, altri possono essere prevenuti regolando le dosi di farmaci o limitando l’uso di mezzi di contrasto per via endovenosa, che vengono comunemente usati per migliorare la visibilità delle strutture interne del corpo. Per evitare di peggiorare la situazione, i ricercatori hanno tentato così di individuare un aumentato rischio di danno renale acuto per iniziare una sorta di prevenzione.

I dottori Morgan Grams, Josef Coresh e i colleghi della Johns Hopkins University hanno studiato i fattori di rischio per il danno renale acuto nella popolazione generale. Utilizzando informazioni provenienti da un grande gruppo di studio basato su 11.200 individui che sono stati seguiti per una media di otto anni, gli investigatori ha valutato i potenziali legami tra il danno renale acuto, i marker della funzione renale ridotta (tasso stimato di filtrazione glomerulare, o EGFR) e i danni renali (proteina escreta nelle urine, o albuminuria), così come i fattori di rischio tradizionalmente riconosciuti, quali l’età, razza e sesso.

I ricercatori hanno così scoperto che i pazienti con più alti livelli di albuminuria avevano un rischio di quasi 5 volte maggiore di sviluppare il danno acuto. Il rischio di sviluppare la malattia aumentava allo stesso modo con la diminuzione dell’EGFR. Queste associazioni persistevano nei sottogruppi di pazienti suddivisi in categorie per età, razza e sesso.

I risultati suggeriscono che il profilo di rischio di una persona per il danno renale acuto non dipende solo dall’EGFR, che è alla base dell’attuale sistema di stadiazione della malattia renale, ma anche dai livelli di albuminuria

ha concluso il dott. Grams, autore principale dello studio.

[Fonte: Sciencedaily]

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