Microchip che rilascia il farmaco, ok il test sugli umani

di Marco Mancini 4

Circa 15 anni fa i professori Robert Langer e Michael Cima dell’MIT hanno avuto una geniale intuizione. Per aggirare il problema dei pazienti che dimenticavano di prendere i propri farmaci, avevano ideato una sorta di “serbatoio” che rilasciava la dose indicata autonomamente senza che il paziente dovesse fare nulla. Oggi, in un articolo pubblicato su Science Translational Medicine, sono stati pubblicati i risultati degli esperimenti sugli esseri umani, e sono più che positivi.

Il microchip viene controllato in modalità wireless e viene impiantato sottopelle al paziente. L’esperimento si è concentrato sul rilascio di un farmaco contro l’osteoporosi (teriparatide) che normalmente viene inoculato tramite iniezione. Le “cavie” sono state 7 donne tra 65 e 70 anni. Alla fine del periodo di osservazione, durato 4 mesi, non sono stati riscontrati effetti collaterali, ed a parte il sollievo del dover evitare ogni giorno le punture, il risultato della terapia è stato lo stesso che si avrebbe avuto assumendo il medicinale nella forma normale.

Secondo i ricercatori questa invenzione potrebbe aprire nuove strade nella telemedicina visto che si potrebbero realizzare delle vere e proprie farmacie su chip, e curare anche patologie più gravi dell’osteoporosi come il cancro e la sclerosi multipla.

Il rispetto delle dosi è molto importante in un sacco di terapie farmacologiche, e può essere molto difficile per i pazienti accettare un regime farmacologico in cui devono farsi da soli le iniezioni. Così si evita il problema completamente, e si punta ad un futuro in cui si dispone di terapie farmacologiche completamente automatizzate

ha spiegato il dott. Cima, ingegnere dell’MIT. Il trial clinico è stato effettuato in Danimarca. Per impiantare il chip c’è bisogno di appena mezz’ora ed i pazienti non hanno manifestato alcun tipo di disagio. Gli impianti si sono dimostrati sicuri tanto che a volte alcuni portatori si sono persino dimenticati di avercelo.

[Fonte e foto: Sciencedaily]

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