Tumore al seno, con l’anticorpo armato nuove speranze di guarigione

di Marco Mancini 1

Il tumore al seno è una delle neoplasie più studiate da tempo, ma nonostante le tante ricerche non si era riuscito a trovare un metodo di guarigione che potesse essere allo stesso tempo efficace e privo di rischi. Almeno fino ad ora. Un team di scienziati dell’Istituto dei tumori di Milano ha appena presentato il T-Dmi, un nuovo anticorpo più efficace della chemioterapia, ma con effetti collaterali molto minori.

Questo nuovo prodotto è composto da due parti, come dice il suo stesso nome: “T” sta per “trastuzumab” ed è un anticorpo già usato per curare il tumore del seno Her2 positivo, e “Dmi”, un medicinale che veniva usato negli anni ’80 contro questa malattia, ma che fu poi tolto dal mercato perché molto tossico.

Al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) che si sta tenendo in questi giorni a Milano, questo nuovo metodo è chiamato “anticorpo armato“, perché ha un funzionamento completamente diverso dalle altre terapie. In pratica le molecole-vettore che trasportano il farmaco non vengono a contatto con le cellule sane, ma arrivano direttamente su quelle tumorali, raggiunte le quali “esplode” lasciando fuoriuscire il suo contenuto.

Il risultato è una possibilità di guarigione con effetti collaterali ridotti all’osso. Basti pensare ad esempio alla possibilità di perdere i capelli, effetto più evidente della chemioterapia, che viene ridotta al 2% dei casi, ma altre controindicazioni che si possono ridurre o evitare sono la diarrea e la neutropenia (diminuzione dei globuli bianchi).

Si apre una nuova era su due fronti. Da un lato abbiamo a disposizione un’arma rivoluzionaria da utilizzare nel tumore del seno Her2 positivo; dall’altro, T-Dmi è un esempio efficace di quella che viene definita “veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio”. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche

ha spiegato Marco Venturini, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). La sperimentazione attualmente è in fase II, ma siccome i risultati ottenuti finora sono molto incoraggianti, è possibile che l’anticorpo armato venga messo a disposizione degli ospedali già entro il 2013.

[Fonte: Repubblica]

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