Trapianto di rene da donatore vivente e da cadavere: le nuove frontiere

di Cinzia Iannaccio 3

In Italia sono circa 7000 le persone in attesa di un trapianto di rene. La media nazionale di attesa è di circa tre anni, ma le nuove frontiere della chirurgia e della ricerca scientifica offrono nuove speranze. Lo dimostra ciò che è avvenuto nei giorni scorsi presso l’Ospedale Le Molinette di Torino: due casi emblematici e sicuramente unici. Ve li raccontiamo.

Il primo è avvenuto il 27 marzo: una donna di 50 anni in dialisi da oltre 10 anni ed in lista d’attesa per il trapianto di rene da 9, ha ricevuto da donatore cadavere l’organo necessario per la sua sopravvivenza. La particolarità di questo trapianto risiede nel fatto che la ricevente era affetta da una specifica situazione immunologica caratterizzata dalla produzione di anticorpi anti-tessuto, fattore che complicava l’individuazione di donatori compatibili. Quando le condizioni della salute della signora si sono aggravate, si è deciso di tentare una nuova strada: così pochi mesi fa è stata avviata ad un programma terapeutico di desensibilizzazione: ovvero il suo sangue è stato epurato di tutti gli anticorpi in circolo. La condizione però era temporanea (gli anticorpi si riproducono velocemente)  e quindi era necessario trovare subito un donatore compatibile. Attraverso l’efficacia del sistema nazionale di comunicazione tra i Centri per i Trapianti è stata trovata una donatrice, una coetanea dell’Emilia Romagna deceduta per emorragia cerebrale. E’ la prima volta che in Italia viene effettuato un trapianto di rene su una paziente a cui sono stati rimossi gli anticorpi. Ed è una speranza speciale per tutti coloro che sono in attesa di un trapianto e presentano la medesima condizione clinica: il 10% circa.

Nelle stesse ore, sempre presso Le Molinette il secondo caso speciale: un trapianto di rene da donatore vivente. Si tratta di una pratica abbastanza consolidata, ma anche in questo caso c’è una particolarità: a donare una mamma, a ricevere il figlio ventinovenne. Il ragazzo però era già stato salvato da una leucemia linfoblastica acuta nel 2003, grazie alla donazione di midollo osseo della stessa madre. Dopo 6 anni il cancro è stato dichiarato sconfitto, ma gli effetti collaterali della chemioterapia avevano condotto ad un’insufficienza renale cronica e alla dialisi dal 2005. Ora il trapianto e la non necessità della terapia antirigetto perché nell’organismo del ragazzo si è sviluppato il fenomeno del “chimerismo”. Grazie al nuovo midollo osseo le sue caratteristiche genetiche si sono totalmente adattate e mescolate a quelle del donatore ed ora il rene donato è riconosciuto come proprio: il sistema immunitario non lo contrasterà. Un passaggio importante visto che le terapie anti rigetto, possono avere delle complicanze pericolose. Una madre coraggio? In molti lo pensano, tranne lei che ha dichiarato:

“per un figlio si fa questo e altro, è una cosa spontanea che qualunque madre farebbe.”

Fonte Le Molinette

Foto: Thinkstock

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