Tumore rene, immunoterapia aumenta sopravvivenza

di Ma.Ma. Commenta

L’immunoterapia si rivela lo strumento più efficace per combattere il tumore al rene: sono i dati che emergono da cinque recenti studi che hanno sperimentato una nuova molecola immuno-oncologica, il Nivolumab, che si è rivelata capace di aumentare la sopravvivenza dei pazienti affetti da questo tipo di cancro. Nel solo 2015 sono stati oltre 10mila i casi di tumore al rene diagnosticati in Italia ma purtroppo, a rendere difficili le cure per questo tipo di malattia, è la diagnosi che molto spesso arriva tardiva.

Nella maggior parte dei casi il paziente scopre di avere un tumore al rene quasi per caso, e questo ritardo rende ovviamente più difficili le cure. Con l’immunoterapia, si è visto però che la sopravvivenza dei malati di tumore al rene aumenta. E’ questa una tecnica che sfrutta le proprietà immunitarie, quindi naturali, dell’organismo per combattere le cellule tumorali. La medicina negli anni ha dimostrato che il sistema immunitario dell’uomo ha l’innata capacità di reagire a una serie di neoplasie, e di influenzarne il decorso. Ci sono alcuni tipi di tumore però, e quello al rene è tra questi, che riescono a sottrarsi al  riconoscimento da parte del sistema immunitario perché sviluppano dei meccanismi capaci di consentire alla massa tumorale di passare inosservata.

Uno di questi meccanismi è quello di check point, che può essere bloccato e quindi interdetto grazie a quelli che vengono definiti inibitori ovvero molecole farmacologiche che sono capaci di rendere le cellule tumorali invisibili invece ben localizzabili. E proprio per questo motivo l’immunoterapia agisce in modo positivo sui pazienti malati di tumore al rene. Il Nivolumab è la molecola in grado di compiere questa importante azione.

Già sperimentata in modo efficace per il melanoma e i tumori della testa e del collo, adesso si è rivelata efficace anche contro il cancro al rene. Lo studio condotto in merito alla sua efficacia ha evidenziato un aumento della sopravvivenza del 27 per cento, che significa più di 5 mesi, rispetto allo standard di cura. Il Nivolumab, già approvato negli Usa e in Europa, non è l’unico inibitore di check point. Ce ne sono altri al vaglio dei medici che potrebbero regalare nuove speranze per il futuro dei pazienti malati di tumore al rene.

Foto | Thinkstock

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