Tumori e sistema immunitario

di Cinzia Iannaccio Commenta

Sempre più spesso sentiamo parlare di un legame tra lo sviluppo dei tumori ed il sistema immunitario, a tal punto che numerose nuove cure vengono basate su questo aspetto. Che legame c’è dunque? In pochi sanno che ognuno di noi ogni giorno produce almeno 100.000 cellule anomale, tumorali, che il sistema immunitario riconosce ed elimina, così come fa con virus e batteri: possiamo definirlo veramente come un esercito in difesa della nostra salute! Tuttavia, in taluni casi può capitare che questo si inceppi, non funzioni più correttamente e dunque non riesca più a liberare l’organismo da tali cellule malate, che tendono quindi a moltiplicarsi e ad invadere gli organi (così come fanno anche gli agenti infettivi). Oppure può capitare come in una battaglia senza vinti ne vincitori: il sistema immunitario funziona, ma non abbastanza da fermare la malattia e dunque si assiste ad una sorta di equilibrio strategico: è il caso ad esempio del tumore alla prostata in cui la malattia tende a cronicizzare, poiché il corpo riesce a tenerla sotto controllo.

Quando questo equilibrio non c’è occorre agire: l’obiettivo di molte innovative cure anticancro è quello di tenere sotto controllo la malattia, renderla innocua, non permettergli di avanzare, cronicizzandola dunque, laddove in primis una guarigione non si riesce a raggiungere con altre terapie. Questo si può fare aiutando il sistema immunitario, nella sua battaglia.

Come può il sistema immunitario combattere il cancro?

L’autoimmunità è il più antico e sofisticato sistema di protezione del nostro organismo e della conseguente nostra evoluzione. I “soldati” di questo prezioso esercito che è il sistema immunitario sono numerosi: cellule dendritiche, natural killer, macrofagi, neutrofili, eosinofili e basofili, mastociti. Tali cellule rappresentano una difesa di prima linea, sono delle “sentinelle” presenti nei vari tessuti in grado di pattugliare costantemente il loro ambiente e rispondere immediatamente ad ogni segnale di pericolo (sia esso costituito da un batterio o da una cellula tumorale).

Nel tempo poi l’organismo acquisisce quella che viene definita “immunità adattiva”: ovvero il sistema immunitario viene a contatto con nuovi pericoli ed impara a riconoscerli e ad eliminarli. Pensate a quando si afferma che i bambini devono giocare liberi anche di sporcarsi perché così “fanno anticorpi” o ai vaccini attraverso cui si inoculano virus resi non pericolosi. Ecco, il principio è questo! Questa risposta più sofisticata, successiva alla prima linea, è mediata dai linfociti (cellule T e B) e si rivolge ad antigeni specifici, innescando il processo di memoria del nemico. La maggioranza delle nuove terapie immunoterapiche anticancro (immunoterapia) si basano proprio sul sistema immunitario adattivo, ed in particolare sui linfociti T.

L’immunoterapia potrà sostituire la chemioterapia?

No. Il cancro ha mille sfaccettature ed è sempre fondamentale valutare l’opzione di trattamento migliore in ogni singolo caso, o una combinazione di vari approcci terapeutici. La biopsia arricchita da tecniche microbiologiche e genetiche, aiuta a trovare il percorso migliore. Questa però è possibile solo con una asportazione chirurgica, che spesso può necessitare preventivamente anche di chemioterapia o radio per ridurre la massa. L’immunoterapia dunque non è un sostituto delle cure più tradizionali contro il cancro, ma solo una preziosa arma in più.

 

 

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Fonte: News medica net

Foto: Thinkstock

 

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