Fratture del femore, tre test per capire se è in pericolo

di Valentina Cervelli 2

Frattura del femore: sono tre i test più veloci da effettuare per capire se si è dei soggetti a rischio.

Questionari facili ed analisi veloci da eseguire. Ed in meno di mezz’ora si possono raccogliere abbastanza dati per capire quanto alte siano le probabilità di frattura di questo importante osso della gamba.

E’ questo il contenuto dello studio Indaco2 (INDAgine conoscitiva sui Centri di Ortopedia, n.d.r.) presentato presso l’ultimo congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, effettuato dal  dott. Giuseppe Guida e dal suo team di ricercatori.

I dati sono stati raccolti ponendo sotto osservazione circa 3mila pazienti con fratture di femore studiati in ben 177 strutture italiane. Questi sono stati poi confrontati con i dati di persone malate di osteoporosi ma senza fratture.

I test effettuati, oggetto della ricerca, sono stati i seguenti: il Frax, che attraverso dieci domande specifiche verifica l’anamnesi del paziente e raccoglie informazioni sulle fratture pregresse, sulla famigliarità delle stesse e sull’incidenza del fumo nella vita del paziente;  il Fac (Functional Ambulation Categories, n.d.r.) che valuta in via generale la capacità di deambulazione dell’individuo; ed infine un test di tipo cognitivo, formato da 10 domande, volto a valutare le percezioni e la situazione neurologica del paziente.

Come spiega il coordinatore della ricerca, è la semplicità  la chiave di tutto:

La forza dei nostri dati è soprattutto nella semplicità dei test fatti per individuare i soggetti a rischio: la prova di alzarsi dalla sedia può farla chiunque anche da solo. I medici di base potrebbero eseguirli facilmente una volta all’anno sulle donne in post-menopausa e sugli uomini con più di 70 anni: individuare chi è a maggior rischio significa infatti poter fare una prevenzione più mirata ed efficace.

Una prevenzione attiva, che non consisterebbe per forza in farmaci, ma più semplicemente nella trasformazione dell’ambiente e delle abitudini a rischio del paziente, che attraverso semplici accorgimenti riuscirebbe a diminuire sensibilmente il rischio di cadute.

Un esempio? Migliorare l’illuminazione della casa, eliminare tappeti  ed assumere degli integratori di calcio e vitamina D. Piccole mosse in grado di dimezzare l’incidenza di fratture del 34%.

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