Acufeni, la musica risolve il problema

di Piera 0

Molto spesso andando avanti con l’età l’udito tende a peggiorare e riesce più difficile ascoltare i suoni emessi ad alcune frequenze. In realtà, però, la diminuizione della capacità di ascolto, ovvero l’ipoacusia,  non è l’unico incoveniente legato alla vecchiaia e molte volte compare anche un fastidioso tintinnio o un ronzio che si avverte continuamente. Gli acufeni, infatti, sono un problema molto diffuso, dato che si stima che a soffrirne sia stato circa il 50% della popolazione over 50, e possono essere un grave impedimento.

Non è ancora nota la causa precisa, nè si conosce una cura ad-hoc per questo problema, che per ora a volte  viene curata con farmaci neurologici, ma una ricerca condotta da Christo Pantev dell’Università di Munster in Germania sembra dare nuove speranze a chi soffre di acufeni. Ascoltare suoni dolci e rilassanti prendendo parte a sedute di musicoterapia sarebbe in grado di diminuire notevolmente fischi, ronzii ed altri disturbi e costituirebbe così un valido supporto nel trattamento di questo problema.

Lo studio, pubblicato anche su Pnas, rivista dell’Accademia Americana delle Scienze, ha avuto dei risultati sorprendenti. I ricercatori hanno ri-arrangiato a computer alcuni brani musicali a cui è stata sottratta la frequenza corrispondente al rumore avvertito da ogni singolo paziente e, a lavoro ultimato, i brani sono infinte stati fatti ascoltare ai destinatari.

I ronzii, fischi e tintinni sono dei disturbi che si possono presentare raramente, solo per alcuni minuti, o al contrario essere persistenti ed accompagnare sempre gli individui. Il disturbo, che a volte può sfociare in pulsazioni e altre sensazioni, è legato ad una stimolazione anomala dei recettori uditivi o a cause come malattie, presenza di cerume, infiammazione dell’orecchio o dei nervi, e molte volte può essere indice di uno sbalzo di pressione.

Dopo un anno di trattamento, il gruppo che aveva ascoltato i brani appositamente realizzati per curare gli acufeni hanno evidenziato un netto miglioramento del problema, mentre non è stato lo stesso per i pazienti a cui è stata fatta ascoltare la musica originale.

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