Artrite reumatoide, creati anticorpi efficaci?

di Valentina Cervelli 0

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune la cui causa è ancora sconosciuta e priva di una cura che possa essere considerata definitiva. Un gruppo di scienziati svizzeri ha creato un gruppo di “anticorpi” che sembrano avere effetto sulla malattia.

 

Dobbiamo ricordare che l’artrite reumatoide è una malattia di tipo cronico,  sistemica e che purtroppo se non è tenuta sotto controllo può risultare altamente invalidante per la persona che ne è affetta. Il dolore, la tumefazione, la rigidità degli arti sono sintomi che se non trattati rischiano solo di peggiorare. Per chi ne soffre la speranza è che la ricerca faccia dei passi avanti fino al raggiungere una terapia che porti alla guarigione e non che semplicemente ne rallenti il decorso. Lo studio del quale vi vogliamo parlare, pubblicato sulla rivista di settore Pnas, è stato condotto su livello animale e comprendiamo che possa non sembrare “soddisfacente” in quanto ad attuale applicazione, ma può ad ogni modo rappresentare un punto di partenza verso una cura definitiva anche a livello umano.

I ricercatori svizzeri del Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo coordinati dalla dott.ssa Teresa Hemmerle, hanno sviluppato il laboratorio una soluzione sintetica ma biologica composta da due importanti componenti del sistema immunitario: l’interleuchina 4 ed un anticorpo specifico. Con questo siero sperimentale gli scienziati hanno curato un gruppo di topi affetti da artrite reumatoide: sono riusciti ad ottenere una completa guarigione. I risultati sono stati così sorprendenti che ben presto potrebbero iniziare a testare l’efficacia del farmaco sugli esseri umani. Commenta la ricercatrice:

Come risultato della combinazione con l’anticorpo, IL-4 raggiunge la sede della malattia, quando la molecola di fusione viene iniettata nel corpo. Questo ci consente di concentrare il principio attivo nella sede della malattia. La concentrazione nel resto del corpo è minima, il che riduce gli effetti collaterali.

La sperimentazione sull’uomo dovrebbe iniziare nel 2015. Non ci resta quindi che attendere.

Photo Credit | Thinkstock

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