Le bugie? Lasciano “impronte digitali” nel cervello

di Valentina Cervelli 0

Sapevate che le bugie sono in grado di lasciare dei segnali unici, in alcune aree del cervello, che possono mostrare come ciò che si è appena detto sia una falsità? Come le “impronte digitali”, si parla di segni riconoscibili ed univoci.

Quando diciamo una bugia, nel nostro cervello si attivano determinate aree, zone che si “accendono” letteralmente quando non raccontiamo la verità e che una tecnica avanzata come l’imaging neurale è in grado di mostrarci. A raccontarlo è uno studio tutto italiano, condotto da Alice Proverbio, Maria Elide Vanutelli e Roberta Adorni del dipartimento di Psicologia dell’università di Milano e pubblicato sulla rivista di settore Plos One.

Scientificamente parlando, le aree del nostro encefalo più attive quando inventiamo delle falsità, sono la regione frontale e pre-frontale dell’emisfero sinistro e la corteccia cingolata anteriore. Materie di studio come l’elettrofisiologia cognitiva, ovvero lo studio dell’attività elettrica del cervello ci consentono di correlare le nostre reazioni nervose a specifiche azioni. Nel contesto preso in considerazione, gli scienziati sono stati in grado di vedere come reagisce la nostra mente a livello fisico, quando riconosce qualcosa di familiare e qualcosa di inventato. Quando si parla di bugie, hanno spiegato si attiva una risposta chiamata n400, davvero inconfondibile, espressione del tentativo automatico del nostro cervello di eliminare l’informazione riconosciuta dallo stesso come vera.

Una reazione cerebrale che si attiva solo in caso di menzogne e che risulta essere più affidabili di parametri presi ad esempio, in considerazione nel corso del poligrafo o macchina della verità. Commenta la dott.ssa Alice Proverbio:

[Rispetto alla macchina della verità]che si basa sulla misurazione di aspetti fisiologici come sudore e battito cardiaco per individuare chi mente, il nostro metodo misura anche l’effetto cerebrale delle emozioni provate durante l’interrogatorio. L’attività’ mentale, misurata attraverso le variazioni elettriche delle risposte cerebrali, è un indicatore molto più’ affidabile di quella solo periferica.

Le possibili applicazioni di questa ricerca potrebbero essere davvero infinite, soprattutto nel campo della criminologia.

Fonte | Plos One

Photo Credit | Thinkstock

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