Cancro al cervello, ecco la proteina che lo favorisce

di Valentina Cervelli 0

Un gruppo di scienziati della Columbia University di New York ha scoperto l’esistenza di una proteina che favorisce il cancro al cervello. L’avvenimento potrebbe essere in grado di aiutare la medicina a fare passi in avanti contro la sua forma più violenta: il glioblastoma.

Questa neoplasia è la più aggressiva e letale che possa colpire l’organo. Il protide scoperto è in grado di agire sulle cellule staminali tumorali favorendone lo sviluppo e l’attacco a quelle sane. Il suo nome è ID2 e può essere definito il “carburante” del glioblastoma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista di settore Nature. Secondo Antonio Iavarone e Anna Lasorella, i coordinatori della ricerca basterebbe disattivare la proteina per poter bloccare perlomeno la crescita del tumore o eventualmente bloccarne la ricomparsa in seguito ad un intervento chirurgico di rimozione dello stesso. Essa era già conosciuta alla letteratura medica per essere in grado, nel corso della vita embrionale dell’uomo, di favorire la divisione e la differenziazione delle staminali nei vari organi. Ora è stato possibile osservare come in questa tipologia di cancro essa attiva in modo eccessivo.

Statisticamente, è necessario ricordarlo, il gliobastoma è il tumore al cervello più frequente oltre che il più maligno. Pur essendo più occorrente nelle persone tra i 45 ed i 70 anni esso colpisce anche i bambini e la sopravvivenza, in quasi tutti i casi, non è superiore ai 2 anni. E’ proprio per questo motivo che la ricerca su questo tipo di cancro è molto importante: comprenderne il funzionamento consente di mettere a punto medicinali in grado di curarlo e dare modo ai pazienti di avere una prognosi fausta. Commenta il dott. Iavarone:

Adesso stiamo cercando di disattivare farmacologicamente la proteina, per bloccare la crescita della malattia.

Un eventuale successo in questo processo porterebbe ad attaccare la patologia in modo efficace: attualmente anche chemioterapia e radioterapia sembrano non avere un effetto sufficiente.

Photo Credits | Pressmaster / Shutterstock.com

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