Come la chemioterapia cambia il cervello

di Valentina Cervelli Commenta

E’ da tempo oggetto di studio il comprendere come la chemioterapia cambi il cervello. Che la stessa abbia effetti sul nostro più importante organo è cosa risaputa da tempo: gli scienziati della British Columbia si sono voluti però concentrare su alcuni aspetti particolari che ora vedremo insieme.

Nello specifico essi hanno deciso di analizzare la difficoltà di concentrazione e la perdita di memoria che spesso si manifesta nei pazienti sottoposti a chemioterapia, anche a mesi di distanza dallo stesso. Si tratta di eventualità che si affacciano spesso nella vita delle persone affette da tumore che vengono curate attraverso questo strumento: una serie di difficoltà cognitive potenziate dallo stress vissuto che gli scienziati chiamano “chemo brain” o cervello da chemio. E chi è affetto da questa condizione presenta una difficoltà elevata sia nell’eseguire dei compiti complessi, sia a ricordare parole o informazioni che in passato non avevano mai dato problemi di questa tipologia.

Lo studio dei ricercatori della British Columbia, pubblicato sulla rivista di settore Clinical Neurophysiology, ha preso in analisi il funzionamento del cervello di 19 donne che mostravano i disturbi standard di questa condizione a tre anni dalla chemioterapia, cura alla quale si erano sottoposte per il cancro al seno. Utilizzando dei test specifici per diverse malattie neurologiche (tra le quali figurava l’Alzheimer, N.d.R.) e l’elettroencefalogramma, gli esperti si sono resi conto che l’encefalo subisce delle alterazioni dell’attività cerebrale.

Un problema che i ricercatori che hanno condotto lo studio vogliono combattere con tutte le loro forze, avendo scoperto che l’attività cerebrale tipica del “chemo brain” è quella del cervello quando non è impegnato in compiti specifici:  condizione che dovrebbe alternarsi con quella naturale e più attiva e dedicata alla concentrazione. Sebbene il campione preso in considerazione sia stato molto piccolo, si tratta di uno stato riscontrato in ogni volontaria.

I dati raccolti con questa ricerca potrebbero portare alla messa a punto non solo di uno strumento in grado di diagnosticare precocemente questa tipologia di problemi, ma contestualmente di trovare una soluzione agli stessi.

Photo Credits | Photographee.eu / Shutterstock.com

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