Contro demenza e perdita di memoria il Ginko Biloba

di Valentina Cervelli 0

Demenza senile, perdite di memoria e declino cognitivo possono essere contrastate con l’aiuto del Ginko Biloba,una pianta da sempre considerata perfetta per curare il cervello nella medicina popolare ed ora rivalutata da uno studio della Weifang Medical University.

Per onor di cronaca dobbiamo sottolineare che non si tratta del primo lavoro che evidenza la capacità di questa particolare piante nell’apportare benefici al nostro encefalo, prevenendo in qualche modo la comparsa o il progredire delle perdite di memoria e della demenza, ma è senza dubbio la prima ricerca che ha messo il punto preciso sulla sua azione, quella di essere in grado di prolungare la proliferazione delle cellule neurali. Soprattutto nelle persone affette da demenza senile vascolare.

I nostri antenati usavano il Ginko Biloba per contrastare l’invecchiamento e le problematiche ad esso correlate ed a quanto pare non hanno sbagliato nel riporre la loro fiducia in questa pinta ed i suoi estratti. Il professor Yuliang Wang ed i suoi colleghi hanno condotto questo studio su modello animale, utilizzando un particolare estratto della pianta, battezzato “EGb761” e testandone gli effetti su cellule staminali neurali della zona subventriculare e del giro dentato estratti da ratti affetti da demenza vascolare. Questa zona del cervello si trova lungo i ventricoli laterali e le staminali al suo interno sono quelle che insieme alle cellule progenitrici generano i neuroni mentre il giro dentato fa parte dell’ippocampo ed è “sede” della memoria.

Lo studio, pubblicato sulla rivista di settore Neural Regeneration Research, ha consentito agli scienziati di scoprire come l’estratto EGb761 sia in grado di promuovere e prolungare la proliferazione delle cellule staminali neurali nella zona subventriculare e il giro dentato. Un processo durato fino a quattro mesi dopo il trattamento con il Ginko Biloba. La capacità dell’estratto di migliorare l’apprendimento e la memoria del campione considerato fa ben sperare per una possibile applicazione clinica sul modello umano.

Photo Credit | Wikipedia

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