Fotografia di un mal di testa

di Valentina Cervelli Commenta

Una fotografia del mal di testa. E’ questo quello che hanno ottenuto i ricercatori della Seconda Università di Napoli. O meglio: un’immagine dell’impronta che l’emicrania lascia nel cervello umano.

Il mal di testa, specialmente di questa tipologia, è una patologia di cui soffre almeno un miliardo di persone in tutto il mondo. E’ una malattia conosciuta e documentata ampiamente fin dal tempo dei faraoni e nel corso dell’era moderna, grazie a tecnologie sempre di più all’avanguardia, la ricerca medica sta riuscendo nell’impresa di svelarne i segreti.

E questa ricerca è parte di tale percorso. Per la prima volta nella letteratura medica è stato possibile fotografare ciò che dà vita all’aura visiva, quella tipica macchia (o scintillio) che viene percepito poco prima di un attacco di emicrania o nel corso dello stesso. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista di settore Cephalalgia. Le immagini dell’impronta lasciata dal mal di testa sono state ottenute attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale e mostrano come sia nell’emicrania con aura che quella senza aurea siano coinvolte in modo particolare le aree cerebrali visive. Commenta il prof. Antonio Russo del Centro Cefalee dell’ateneo:

Quello che abbiamo fatto nel nuovo lavoro è studiare pazienti con risonanza magnetica funzionale, analizzando il loro cervello a riposo, senza attacchi, chiedendo al paziente di stare tranquillo. E quello che abbiamo visto è che nei pazienti che soffrono di emicrania con aura quelle aree visive sono comunque attivate, anche a riposo e lontano dagli attacchi di mal di testa. Come se soffrire di emicrania con aura imprimesse un’“orma digitale” al cervello del paziente, rendendolo riconoscibile rispetto a pazienti con emicrania senza aura. Questo ci permette di dire che queste due forme non sono aspetti diversi della stessa malattia, ma malattie diverse, con ripercussioni sulla diagnosi e sulla terapia.

Proprio per tale motivo questo studio rappresenta, secondo gli esperti, un punto di partenza per mettere a punto nuove terapie contro queste tipologie di mal di testa.

Photo Credit | Seconda Università di Napoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>