Hiv, 3 anticorpi lo bloccano nel 91% dei casi

di Marco Mancini Commenta

Nuove speranze per un possibile vaccino anti-Hiv arrivano dai laboratori statunitensi del Nih, l’Istituto Nazionale della Sanità. Un team di ricercatori, guidati da Xueling Wu, ha scoperto tre anticorpi in grado di ostacolare, non bloccare del tutto, il virus dell’Hiv.

Essi sono stati ribattezzati, senza tanta fantasia, VRC01, VRC02 e VRC03, e secondo gli ultimi dati riescono nel loro intento nel 91% dei casi i primi due anticorpi e nel 57% il terzo. I tre anticorpi sono stati isolati nel sangue di una persona infetta, e secondo i ricercatori sono presenti nel corpo di molti pazienti affetti da Hiv, e così si spera, studiandoli e potenziandoli, di utilizzarli per creare un vaccino o addirittura una cura contro l’AIDS.

Spiega Anthony Fauci, direttore dell’Istituto di allergie e malattie infettive del Nih:

Queste scoperte rappresentano importanti passi in avanti per la ricerca e ci aiuteranno ad accelerare gli studi per prevenire l’Hiv su scala globale. Inoltre la tecnica usata dai ricercatori per identificare questi nuovi anticorpi costituisce una nuova strategia che potrebbe essere applicata per la progettazione di vaccini per molte altre malattie infettive.

Senza dubbio è un ottimo risultato, ma non dobbiamo credere di aver vinto la battaglia contro l’AIDS. Il professor Fernando Aiuti, docente di Medicina interna e professore emerito della Sapienza Università di Roma, intervistato da Repubblica, ci riporta con i piedi per terra, parlando di una scoperta importante proveniente da studi avviati 15 anni fa, ma che per portare ad un vaccino definitivo hanno ancora molta strada da fare. Infatti le osservazioni sull’azione di questi anticorpi è stata fatta solo in vitro, e finché un vaccino venga realizzato, testato sugli animali e poi sull’uomo, fino all’entrata in commercio ci vogliono come minimo 5-6 anni. Per questo, fino ad allora (ma anche dopo di allora), è sempre meglio continuare a fare attenzione praticando le norme solite di precauzione.

La scoperta è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Science.

[Fonte: Kataweb]

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