Micro bypass per i malati di cuore gravi

di Valentina Cervelli Commenta

Un micro bypass per tutti quei malati di cuore che non sono in grado di sopportare lo stress che deriva da un’operazione classica a cuore aperto. Il dispositivo è stato messo a punto dall’University College Cork, in Irlanda.

 

Purtroppo in alcuni casi le malattie cardiovascolari danneggiano in modo quasi irreparabile le arterie dei pazienti, impedendo la sottomissione ad interventi che potrebbero salvare loro la vita. Il caso più diffuso a livello statistico? Quello nel quale i vasi sanguigni del malato sono troppo danneggiati per il posizionamento di bypass coronarici. E’ in questo frangente che la ricerca condotta dagli scienziati irlandesi entra in campo. Il congegno da loro messo appunto infatti dà modo di evitare molti dei rischi collegati ad una operazione al cuore del tipo sopra descritto.

Il nome di questo dispositivo è “Keyhole” (traduzione in italiano “buco della serratura”,N.d.R.). Ed in pratica consente di creare il “bypass” naturalmente, grazie alle cellule vascolari restauratrici e un foro effettuato con questo strumento simile ad un ago. Sulla sua funzionalità i ricercatori guidati da Noel Caplice e quelli della Mayo Clinic (i quali hanno collaborato alla messa a punto, N.d.R.) sono certi. Sono necessarie quattro settimane affinché il processo si compia, ma le sperimentazioni condotte su modello animale fino ad ora hanno dato esito positivo e la mini-invasività dell’intera operazione è un punto a favore per un suo utilizzo su pazienti umani. Spiega il professor Caplice:

Se riprodotto negli esseri umani, questo dispositivo potrebbe offrire un’alternativa alle operazioni di bypass chirurgici con implicazioni per il trattamento di pazienti che sono attualmente inoperabili. Esso ha anche il potenziale per ridurre i costi e il tempo trascorso in ospedale. Prevediamo che questo lavoro possa essere completato nel corso dei prossimi tre-cinque anni.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista BioMaterials ed aprono una strada diversa ma promettente per la cura delle malattie cardiache croniche.

Photo Credit | Thinkstock

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