Quanti batteri in una barba lunga?

di Valentina Cervelli Commenta

Negli ultimi tempi sta andando di moda tra gli uomini farsi crescere la barba lunga. Da “hipster”, così viene definita. Quel che si ignora è che, per quanto curata e pulita, sono decine di migliaia i batteri che si annidano in lei e che possono potenzialmente mettere a rischio la salute della pelle.

E’ un vero e proprio problema di igiene quello posto dalla barba che negli ultimi anni è divenuta sintomo di virilità e potere. Può essere tagliata, curata e lavata quanto si vuole, ma continua ad essere non perfettamente sicura dal punto di vista batterico. Secondo uno studio condotto dal dottor Anthony Hilton dell’Ashton University, in Inghilterra, sulla pelle si possono riscontrare almeno 20mila batteri diversi. Spiega l’uomo al Daily Mail:

La barba ospita più batteri rispetto a un viso ben rasato. Anche dopo averla lavata i germi rimangono un pericolo per la pelle. Se si è raffreddati è facile che gli Stafilococchi, batteri che causano diverse malattie, rimangano intrappolati a lungo nei peli. E se si bacia una persona ecco che si diffonde il batterio.

Un vero e proprio ricettacolo di germi quindi, che rischia di divenire uno strumento di contagio tra le persone, diffondendo le infezioni. Ovviamente vi è anche chi difende la barba, spiegando che sì, la barba magari può contenerne in maggiore quantità ma che i microbi che troviamo tra i peli della stessa sono gli stessi che troviamo sulla nostra pelle del viso normalmente. Motivi per il quale non bisogna considerala un pericolo per la salute. Dove si trova la verità in questa battaglia tra batteriologi? Non ci è dato ancora saperlo.

Entrando nel dettaglio dello studio pubblicato sulla rivista di settore “Anesthesia”, scopriamo che la ricerca ha messo sotto analisi il contenuto delle mascherine indossate dal personale delle sale operatorie, mettendo a confronto quello delle persone glabre e di quelle con la barba e rendendosi conto che nel primo caso il numero di batteri presente era meno alto.

Photo Credits | Eugenio Marongiu / Shutterstock.com

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