Vaccini, il loro futuro nella biologia sintetica

di Valentina Cervelli 2

Il futuro delle vaccinazioni potrebbe celarsi nella capacità dell’uomo di aumentare le proprie conoscenze nel campo della biologia sintetica. Una considerazione che deve essere fatta basandosi sullo studio presentato dal biologo Jef Boeke e dai suoi studenti dell’Università  John Hopkins di Baltimora alla rivista Nature e sulle ricerche da loro effettuati in merito ai cromosomi ed alla capacità di essere in grado di lavorare geneticamente sulla materia organica.

Possono sembrare grandi  e complicate parole, ma essenzialmente racchiudono ciò che il gruppo statunitense è riuscito a fare con del lievito e dei cromosomi: sono stati infatti in grado di inserire due grandi segmenti di quest’ultimo all’interno di questa particolare muffa, aggiungendo al tutto la scoperta di un sistema in grado di “rimescolare” i geni ricreando un processo evolutivo.

Parliamo di una nuova branca della scienza medica, conosciuta soprattutto per via di un annuncio fatto qualche mese fa dal ricercatore Craig Venter  per ciò che riguarda la creazione della vita artificiale. Gli esperti, pur mettendo da parte le dichiarazioni di Venter considerandole non veritiere (non è stata “creata” una vita “nuova” ma semplicemente ricostruito in maniera artificiale il genoma di un batterio da esso preso in considerazione e studiato e  lo ha poi trapiantato all’interno di una cellula “naturale” ma priva di quella parte da lui inserita artificialmente, n.d.r),  tengono al contrario in estrema considerazione ciò che è successo a Baltimora, perché si tratta di un risultato ottenuto su un organismo decisamente più complesso del batterio di Venter, ma soprattutto già in utilizzo presso la normale industria biotecnologica.

Lo studio statunitense infatti punta ad utilizzare la scoperta per la messa a punto di vaccini e di medicinali in grado di curare numerose malattie.  Un approccio possibile da utilizzare immediatamente in campo medico con il vaccino influenzale:  grazie a questo “sistema” sarà infatti possibile mettere a punto una vaccinazione efficace grazie ad una lettura più veloce della sequenza del dna del virus. Questo, riprodotto sinteticamente in laboratorio, nel giro di pochi giorni darebbe modo di creare un vaccino efficace, anche se ci si trovasse a che fare con una pandemia.

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Fonte: Nature

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