Vaccino anti-influenzale universale, sperimentazione umana entro il 2013

di Marco Mancini Commenta

Ormai è quasi pronto, e così dopo l’annuncio di 7 mesi fa del ministro Fazio, dai laboratori americani di Bethesda arriva la conferma: un vaccino anti-influenzale universale è possibile, e siamo già ad un buon punto del suo sviluppo. Secondo i ricercatori del US National Institute of Allergy and Infectious Diseases, un vaccino ottimale contro tutti i tipi di virus influenzale è stato oggi realizzato, ed ha un tasso di efficacia dell’80% nei test sugli animali. Ancora però c’è bisogno di una ricerca più approfondita per far arrivare questo tasso il più vicino possibile al 100%, e poterlo così sperimentare sugli esseri umani.

Ma se l’appuntamento con l’uomo è rimandato di 3 anni, quello sulle scimmie è già stato avviato con ottimi risultati. Il meccanismo è piuttosto semplice, e si fonda su un vaccino “di base” che agisce sulle parti comuni di tutti i virus influenzali, ed un richiamo basato sul singolo virus stagionale. L’obiezione che viene subito in mente è “se bisogna fare il richiamo ogni anno, tanto vale rimanere con il vaccino vecchio stile”. Secondo gli scienziati però in questo modo si sviluppa una sorta di immunizzazione anche per il futuro, in modo tale da permettere di non avere più bisogno del vaccino se il virus dovesse ripresentarsi negli anni successivi.

Negli esperimenti, effettuati non solo sulle scimmie ma anche sui furetti e sui topi, le cavie venivano suddivise in tre gruppi. Al primo venivano assegnati il vaccino “base” ed il richiamo, al secondo solo il vaccino base e al terzo solo il richiamo. Poi tutti e tre i gruppi venivano esposti a dosi mortali di virus influenzali, come ad esempio quello dell’influenza aviaria o virus H5N1, e così i ricercatori hanno potuto osservare come, mentre gli animali del secondo e terzo gruppo morivano, quelli del primo avevano l’80% di possibilità di sopravvivere.

Il vaccino agisce sull’emoagglutina, una proteina che si trova in tutti i virus che è in grado di riconoscere alcuni zuccheri presenti sulle cellule dell’apparato respiratorio umano con cui si lega. Se l’emoagglutina di solito è capace di sfuggire al controllo degli anticorpi, può essere bersagliata dal vaccino, ed è proprio questo che i ricercatori vogliono fare.

[Fonte: Corriere della Sera]

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