Bambini ed epilessia, la scuola non è pronta

di Cinzia Iannaccio Commenta

Ne sono affetti circa 500.000 italiani: ogni anno vengono diagnosticati almeno 30.000 nuovi casi. Nonostante i numeri, l’epilessia è ancora una patologia sconosciuta. A denunciare la situazione è la LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia), in occasione della IX Giornata Nazionale sulla malattia che si svolgerà il prossimo 2 Maggio.

I pregiudizi sono ancora molti e quel che è peggio è che a risentirne sono maggiormente i bambini e gli adolescenti. Nei tre quarti dei casi infatti, l’insorgenza della malattia avviene prima dei 20 anni, per lo più in età scolare. Per questo l’associazione ha deciso di far conoscere i dati di una ricerca Doxa condotta al riguardo su 600 insegnanti delle scuole primarie e secondarie inferiori. Incredibile ma vero, il 99,7% degli intervistati ha affermato di conoscere la malattia, il 75% dei quali per esperienza diretta (parenti, alunni, conoscenti).

Purtroppo però questa  conoscenza si è rivelata nei contenuti piuttosto limitata. Il 60% dei docenti ritiene ancora che l’epilessia sia una patologia rarissima, per lo più ereditaria ed inguaribile. Il 64% di loro afferma di non sapere come comportarsi di fronte ad una crisi epilettica e, cosa ancora peggiore, il 58 % degli insegnanti effettuerebbe in caso di bisogno manovre assolutamente errate, come mettere qualcosa in bocca al bimbo o tenerlo fermo!

Il 40 % del campione considera necessario un sostegno scolastico ed 1 su 4 è convinto che l’epilessia possa comportare disturbi mentali e comportamentali. In  realtà e per fortuna, sono molto rare le forme di epilessia accompagnate da queste problematiche. Nella maggior parte dei casi la patologia, nelle sue molteplici forme, è compatibile con il rendimento scolastico. La ricerca scientifica va avanti, ma occorre muoversi ulteriormente anche nel sociale.

La LICE e gli specialisti si sono detti certi della necessità di fare dei corsi specifici per gli insegnanti, per far capire a loro e conseguentemente ai compagni di classe che un bimbo epilettico, non è diverso dagli altri. Soprattutto, si ritiene necessaria una formazione del personale docente sul trattamento delle crisi, in emergenza. Ben vengano, queste proposte! Sono certa che riscuoteranno grande attenzione tra gli insegnanti sensibili. Ho però un’altra consapevolezza. Chi ha questa sensibilità, di fronte ad un alunno epilettico, si informa direttamente. Sono molti gli insegnanti che già lo hanno fatto: non abbastanza però a giudicare dai dati.

[Fonte: Agi]

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