Ansia, come riconoscere quella vera

di Valentina Cervelli 3

 In questi ultimi anni si è spesso parlato a sproposito di ansia. Con molta facilità le persone dichiarano di essere ansiose, forse con troppa leggerezza. Almeno così sostiene l’Anxiety Disorder Association of America, per i quali esiste attualmente troppa confusione in merito, portando spesso a non individuare quelli che sono i veri disturbi d’ansia, necessitanti di un preciso e corretto approccio.

I ricercatori statunitensi hanno deciso quindi di provare a fare un po’ di chiarezza attraverso un documento specifico chiamato a chiarire quali siano le reali problematiche e quali i “falsi miti”. Secondo gli esperti è necessario chiarire quando si tratta di un vero disturbo e quando in realtà si parli di una sensazione normale e talvolta positiva.

Come spiega Laura Bellodi, direttore del Centro disturbi d’ansia all’ospedale San Raffaele di Milano:

Purtroppo diamo lo stesso nome a due manifestazioni ben diverse. L’ansia “buona” è quella che ci consente di stare in allerta, per elaborare le risposte più appropriate a novità come un esame, un colloquio di lavoro, o anche solo la preparazione della valigia per le vacanze. In questi casi è del tutto fisiologico provare inquietudine o sentirsi un po’ diversi dal solito. L’ansia diventa invece patologica quando scatena un disagio profondo, costante e soprattutto un “malfunzionamento” dell’individuo, un’alterazione dei comportamenti.

Ovviamente in questo secondo caso la soglia di “attenzione” varia da persona a persona. E soprattutto dell’ambiente nel quale la stessa si trova a vivere. Sono molti gli elementi che influiscono in questa percezione di disagio: a partire dalla classe sociale di appartenenza, fino ad arrivare al carattere ed alla predisposizione genetica.

Soprattutto quest’ultima può portare ad un rischio di essere affetti da disturbi d’ansia dieci volte più del normale. Ma bisogna sfatare il falso mito che tutto derivi dall’infanzia. Spesso la causa del malessere è infatti più recente e per questo, invisibile ad una prima analisi. Non solo,è necessario mettere al bando anche l’efficacia della rassicurazione da parte di parenti e la perdita di controllo e svenimento derivante dagli attacchi di panico: bisogna stare attenti a non fornire un feticcio o azioni rituali per scacciare l’ansia. Si rischia infatti di arrivare alla compulsione.

Se il disturbo di ansia è radicato (e non è classificabile come emozione per un determinato evento) è necessario affidarsi ad un esperto.

Photo Credit | Thinkstock

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