Relazione tra cibo e benessere psicofisico: cavoli e asparagi contro la depressione

di Redazione 1

Siamo ciò che mangiamo. Ci viene ripetuto sempre più spesso da medici e dietologi, un’evidenza confermata anche dai numerosi test sull’alimentazione che certificano sotto vari punti di vista l’importanza di un cibo sano ed equilibrato.

Tuttavia gli esiti di una ricerca molto recente attribuiscono al cibo anche i nostri sbalzi di umore. Infatti, recentissima è la prova che ciò che si trova nel piatto influisce anche sull’umore, un disturbo che tecnicamente si chiama Sad, Seasonal affective disorder, cioè squilibrio umorale stagionale, un mix di stanchezza e lieve depressione che pare abbia una stretta relazione con l’alimentazione e i cambiamenti climatici.

Lunatici, nervosi, tristi e malinconici, la colpa sarebbe da ricercarsi in cosa mangiate a pranzo e a cena e in una insufficiente esposizione solare. Infatti, minori ore di luce riducono la presenza nell’organismo di serotonina, neurotrasmettitore che ha un’azione positiva sull’umore. Zuccheri e carboidrati ne stimolano la produzione, per questo si sente più che mai il bisogno di nutrirsi di cibi dolci, con un alta percentuale di saccarosio. Inoltre, si è scoperto che se si vive sopra il 40esimo parallelo, quello di Salerno ad esempio, da ottobre e febbraio il sole non riesce ad assicurare la produzione naturale di vitamina D, altra fonte di benessere psicofisico.

Per ostacolare questo processo e per dare una spinta alla serotonina è opportuno mangiare, al posto di dolci, un po’ più di cereali, pasta e riso e mettere a tavola molte verdure ricche di acido folico; sono sufficienti 150 grammi al giorno di spinaci, asparagi o cavoli per sentirsi meglio. Per reintegrare la vitamina D, l’ideale sarebbe, invece, esporsi per lunghi periodi alla luce del sole e consumare pesci, come salmone, sgombro, anguilla aringhe, tonno o latte arricchito con questa vitamina.

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