Sale, attenti all’ipertensione

di Cinzia Iannaccio 2

Un pizzico di sale nella vita: sicuramente non guasta! Attenzione però a non eccedere, si rischiano ipertensione ed altre pericolose conseguenze. Tra queste: ictus, infarto, scompenso cardiaco ed insufficienza renale, patologie che, la vita, possono complicarla o addirittura cancellarla.
Quest’anno la settimana mondiale 2010 per la riduzione del consumo di sale, da poco conclusasi, organizzata dal Wash (world action salt healt) ha puntato l’attenzione proprio sulla corretta informazione al pubblico: di ipertensione soffrono almeno 15 milioni di Italiani e secondo i recenti dati diffusi dalla SIIA (Società Italiana Ipertensione Arteriosa), la metà di questi non ne è consapevole.


Ormai si sa che alla base di queste problematiche c’è un pessimo stile di vita, rare le cause genetiche. Quello che non si ricorda abbastanza è che questi atteggiamenti sbagliati per la salute sono reversibili:  migliorare la nostra alimentazione, eliminando ad esempio dalla nostra tavola il sale in eccesso, favorendo frutta e verdura, ma anche fare qualche passeggiata in più e ridurre le sigarette, può aiutare a far regredire patologie come l’ipertensione.
Ma quale è la giusta quantità di sale da assumere ogni giorno? Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il nostro organismo necessita al massimo di 5-6 grammi di cloruro di sodio al giorno, assorbibili con una pura dieta mediterranea equilibrata.

Eppure in Italia ne consumiamo più del doppio, tra i 10 ed i 12 grammi! Come? Esagerando in cucina ad esempio: il 10% è già negli alimenti puri, ai quali aggiungiamo durante la preparazione un ulteriore  36 %. Non solo: in tutto il mondo da tempo è stato lanciato l’allarme del sale nascosto. Ovvero, il 54% di quello  che assumiamo quotidianamente si trova nei prodotti preparati industrialmente, conservati o comunque trasformati: ketchup, cibi in scatola, olive in salamoia, insaccati e formaggi stagionati, piatti pronti…ma anche l’ acqua minerale, i cornflakes, biscotti pane e pizza e non parliamo poi degli integratori salini! Occorre fare attenzione all’ abuso di questi prodotti.

Il sale comunque non va totalmente bandito dalla tavola, perché serve al corretto funzionamento del nostro organismo, ma può essere bilanciato con il consumo  prodotti freschi come la frutta e la verdura che contengono potassio e magnesio. E’ preferibile il sale iodato, anche se in commercio ne esistono molti tipi dai costi vari. Il problema rimane il gusto? Una curiosità: il palato si abitua facilmente alla perdita di sapidità: quanti di voi ad esempio si sono accorti che il pane che compriamo quotidianamente, da circa sei mesi è più sciapo? Dallo scorso mese di Giugno infatti, l’allora sottosegretario alla salute Ferruccio Fazio, ha firmato un protocollo d’intesa con alcune associazioni di categoria con l’obiettivo di ridurre gradualmente la quantità di sale presente nel pane.

L’Italia sta rispondendo al problema in linea con la recente raccomandazione di una commissione dell’Unione Europea in favore di una riduzione concertata del consumo di sale nei Paesi membri pari al 16% nei prossimi 4 anni. Dunque: “sale in zucca!” e non nel piatto.

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