Cota: “Terrò la Ru486 nei magazzini”

di Marco Mancini Commenta

Nemmeno il tempo di essere eletto, e già Roberto Cota ha fatto il primo danno. Alla sua prima intervista ufficiale da Presidente della Regione Piemonte, il leghista ha affermato:

Cercherò di tenere in magazzino le pillole abortive arrivate in Piemonte.

Ha poi fatto un’aggiunta molto importante: “Per quanto potrò fare“. Parliamo di “danno” perché in un modo o nell’altro il neopresidente danneggia qualcuno, ed anzi, più di una categoria. Prima di tutti, danneggia coloro che l’hanno votato perché, se contro la Ru486, ha detto una falsità, corretta in extremis, in quanto il presidente di una regione non ha il potere di chiudere il mercato ad un farmaco approvato dall’Aifa; se a favore dell’aborto, l’elettore è danneggiato perché Cota non ha dichiarato in alcun modo il suo intento in campagna elettorale, probabilmente per paura di perdere voti, dato che in Piemonte ogni scheda a favore era pesantissima.

Ma il danno Cota lo fa anche al sistema sanitario nazionale, perché la pillola abortiva è stata approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco, tra l’altro dopo diversi anni di polemiche e battaglie, ricorsi e controricorsi. Come spiega il neo presidente della Toscana Enrico Rossi, ex assessore regionale alla salute, e dunque uno che ha già avuto a che fare con questo genere di problematiche, dato che in Toscana la pillola è stata già sperimentata:

Le sue dichiarazioni mi sembrano stupidaggini dettate forse dalla sua inesperienza in materia sanitaria o dalla volontà di catturare e strumentalizzare il consenso dell’opinione pubblica meno consapevole. In Italia c’è una legge, la 194, che disciplina il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. Il farmaco di cui si parla ha ottenuto l’autorizzazione alla distribuzione sul territorio nazionale. Infine nel nostro Paese è garantita la libertà terapeutica, un ambito che riguarda solo il medico, il paziente e il loro rapporto. Tutto il resto sono chiacchiere inutili.

Il direttore dell’Aifa, Guido Rasi, risponde a Cota con una frase molto semplice:

le Regioni non possono fare come vogliono. Hanno una larga autonomia sulle modalità, le tempistiche e i percorsi di somministrazione di un farmaco, un buon margine operativo, ma prima o poi si deve trovare una modalità per l’erogazione di un farmaco già approvato.

Ma soprattutto, Cota ha danneggiato le donne piemontesi, già confuse a causa della poca chiarezza sulle norme in materia di aborto, ed ora ancora più incerte sul da farsi a causa delle parole, forse troppo affrettate, di un presidente di Regione poco cauto.

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