Bimbo da due anni “prigioniero” in ospedale

di Valentina Cervelli Commenta

Da due anni “prigioniero” in una stanza dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma perché la Asl del suo paese non riesce ad organizzare per lui, burocraticamente, un trasferimento protetto nella sua zona di residenza in provincia di Napoli. Questa è la storia di Giuseppe.

Una storia di malasanità in piena regola dato che il bambino, di appena 5 anni, non può lasciare il nosocomio romano a causa della mancanza di assistenza protetta che gli consentirebbe di tornare a casa una volta stabilito un corretto piano di assistenza domiciliare. La situazione clinica del piccolo è molto seria:  è costretto in un letto d’ospedale, incapace di mangiare da solo e non in grado di respirare senza l’aiuto delle macchine. E’ stato un incidente stradale occorso due anni fa a Formia, nel Lazio a ridurlo in questo modo.

Ma la gravità delle sue condizioni non è una “scusante” per lasciarlo ostaggio della burocrazia come se non esistesse, al contrario: è proprio per tale motivo che dovrebbe ricevere l’assistenza sanitaria necessaria a consentirgli di vivere una vita dignitosa. Parliamo di un bambino che non può vedere la madre a causa della distanza perché la stessa è attualmente ricoverata in Campania per una gravidanza a rischio. Con quale cuore si rimane fermi quando quel che servirebbe è un’autorizzazione ad una dimissione protetta da parte dell’ASL Napoli 2 che consenta un suo spostamento?

Come sempre la mobilitazione è partita dal web ed è proprio da qui che sta partendo una campagna di solidarietà e passaparola volta a far riunire la famiglia: il padre del piccolo è infatti oramai diventato un pendolare che si divide tra i due nosocomi tentando di mantenere il posto di lavoro.  Quel che è necessario sottolineare che pur impossibilitato a muoversi, Giuseppe è perfettamente cosciente di quel che accade ed ha imparato a comunicare con lo sbattere delle palpebre. Non merita anche lui un pizzico di felicità, ottenibile grazie al ricongiungimento con i genitori? Solo il clamore mediatico ha reso possibile ottenere alcune cose, ma minimo assistenziale per un ritorno a casa è ancora lontano.

Photo Credits | sumroeng chinnapan / Shutterstock.com

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