Osteoporosi e ossessione per lo sport, la storia di Bobby Clay

di Ma.Ma. Commenta

Con una lettera aperta Bobby Clay, giovane mezzofondista inglese ex campionessa europea juniores nei 1500, racconta la sua difficile storia fatta di ossessione per la corsa e osteoporosi.


A soli vent’anni, l’inglese deve fare i conti con fragilità ossea dovuta a allenamenti troppo intensi e un’alimentazione scorretta. Nella lettera aperta pubblicata sul Athletics Weekly, Bobby Clay confessa di essere malata di osteoporosi. A soli vent’anni:

Ogni obiettivo che mi fissavo in allenamento, lo centravo con facilità. Ma volevo fare di più: qualunque fosse l’allenamento, mi rifiutavo di credere che fosse sufficiente. Avevo deciso che invece di correre nelle categorie della mia fascia di età, volevo raggiungere immediatamente le under venti, perché da lì avrei potuto guadagnare quella maglia della nazionale che ero così determinata a indossare. Il nuovo tipo di allenamento era stimolante, più intenso. Mi sentivo sempre più tirata. Tuttavia la sotto-alimentazione divenne un problema diffuso all’interno del nostro gruppo di allenamento e, in particolare, tra le ragazze migliori. Il cibo stava diventando il nemico, anche se giuro ancora oggi di non aver mai avuto un disturbo alimentare. Vivevo costantemente in contatto con chi, sfortunatamente, aveva relazioni spaventose con il cibo e, alla fine, anche io ho iniziato a non alimentarmi come avrei dovuto. All’età di sedici anni i miei genitori erano estremamente preoccupati che non avessi mai avuto le mestruazioni, mentre io lo vivevo come un vantaggio nell’atletica: sapevo che avere un basso grasso corporeo avrebbe significato poter perdere il ciclo, ma vedevo solo il vantaggio per la prestazione sportiva. Ma in realtà si era incastrato ogni pezzo del puzzle che compone l’osteoporosi: over-training, sotto-alimentazione e assenza di ciclo. Come dire: tutto esaurito

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Photo | Thinkstock

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