Allergie, Italia scopre interruttore chiave

di Valentina Cervelli Commenta

Allergie:  gli scienziati italiani hanno scoperto l’interruttore chiave in grado di spegnere alcuni effetti dell’istamina per controllare le reazioni allergiche e le loro conseguenze . Lo studio, all’avanguardia, è stato pubblicato sulla rivista Blood, e potrebbe rappresentare un punto di partenza per mettere a punto terapie di tipo non antistaminico.

È infatti questa la principale arma farmacologica a disposizione delle persone per combattere allergie e shock anafilattici. I ricercatori coordinati da Antonio Filippini, professore di Istologia a La Sapienza di Roma, hanno infatti identificato la molecola che induce l’allergia e reazioni infiammatorie in risposta all’istamina.

Quest’ultima funziona così: si lega, in seguito a determinate sollecitazioni, a specifici recettori scatenando contemporaneamente nelle cellule che rivestono il cuore e nei vasi sanguigni effetti biologici specifici, che diventano poi  cause scatenanti delle nostre allergie. Inibendo la molecola, tra l’altro causa di rilascio di calcio dai depositi cellulari, contemporaneamente si ottiene il blocco della maggior parte delle reazioni derivanti dal rilascio della stessa.

Spiega il dottor Filippini:

Clinicamente il singolo blocco dei recettori dell’istamina (ottenuto con i farmaci anti-istaminici H1 di seconda generazione) dimostra in alcuni casi un’utilità limitata in quanto non vengono bloccate le complesse interazioni e gli effetti ridondanti dei differenti agenti infiammatori. Il nostro studio credo che possa aprire nuove prospettive farmacologiche in cui potrebbe essere possibile bloccare selettivamente solo le risposte biologiche indotte dall’istamina.

E continua:

Ci tengo a sottolineare come il nostro studio sia rappresentativo del valore aggiunto della ricerca pubblica nelle Università, che si associa al compito istituzionale di formare nuove leve di giovani scienziati. Nonostante la scarsità di risorse finanziarie in confronto agli grandi Paesi europei.

Questo studio rappresenta il punto farmacologico di partenza attraverso il quale sarà possibile mettere in cantiere la creazione di sostanze in grado di non influire in maniera negativa sulla condotta del paziente chiamato ad assumerle  per combattere le allergie. A differenza degli antistaminici che,  spesso e volentieri, arrecano non solo un effettivo calo della virulenza delle reazioni allergiche ma anche disastrosi effetti collaterali dal punto di vista dell’attenzione.

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Fonte: Corriere della Sera

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