Karol Wojtyla, vita costellata di santità e malattia

di Valentina Cervelli 1

Il 1 maggio, a Piazza San Pietro in Roma, avverrà la beatificazione di Karol Wojtyla. Un processo lampo, se si pensa che lo stesso moriva sei anni fa, dopo aver combattuto una lunga ed estenuante battaglia contro il morbo di Parkinson.

Un uomo speciale, la cui vita è stata sì caratterizzata da eventi straordinari ma anche da tanta sofferenza derivante da uno stato di salute non sempre ottimale. E non parliamo semplicemente dell’attentato che nel 1981 lo vide rischiare la vita a Piazza San Pietro, ma soprattutto delle patologie che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Papa Giovanni Paolo II era un uomo forte, dal fisico statuario ed allenato fin dalla più tenera età. Il pontefice non ha mai disdegnato, nemmeno entrato nella terza età e finché il corpo glielo ha consentito, di effettuare della sana attività fisica che andava dallo sci al nuoto fino ad arrivare a lunghe passeggiate ed escursioni anche quando ormai aveva bisogno di un bastone per deambulare.

Forse la sua grande forza fisica è stata proprio ciò che lo ha “sorretto” nell’affrontare le diverse patologie dalle quali è stato colpito. Basti pensare che tolto l’attentato, nei quattro anni che vanno dal 1992 al  1996, Wojtyla ha subito: la rimozione di un tumore del colon nel 1992; lo slogamento di una spalla nel 1993; la rottura del femore nel 1994 e infine una appendicectomia nel 1996. Parliamo di patologie più o meno gravi già per un fisico giovane. Il pontefice le ha affrontate quando già entrato nella terza età e soprattutto in un periodo “per definizione” definibile di stress.

Nonostante la gravità di una malattia come il tumore al colon, alla fine a condurre Papa Giovanni Paolo II alla morte ci ha pensato una complicazione renale derivante dallo stress psicofisico causato da una delle patologie cerebrali più comuni del nostro tempo: il morbo di Parkinson. Questa malattia l’ha pian piano negli anni portato ad una sorta di “passione” personale, che per lui ha rappresentato anche un percorso di fede .E’ impossibile dimenticare questo vecchietto che potendo a malapena parlare e stare in piedi, quattro giorni prima della sua morte si incaponiva ad affacciarsi al balcone della sua stanza per pregare come sempre con la gente.

La sua beatificazione è frutto del riconoscimento di un miracolo di guarigione nei confronti di una suora anch’essa malata di Parkinson.

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