Vacanze, punture di medusa e tracina: cosa fare

di Valentina Cervelli 3

Quando ci si reca in vacanza al mare, solitamente si “mettono” in conto casuali incontri con la fauna dell’acqua. Animali non sempre carini ed innocui. Gli incontri ravvicinati più a rischio nel nostro mar Mediterraneo sono rappresentati dalle meduse e dal pesce ragno, conosciuto soprattutto con il nome di tracina. Cosa fare quando si ha la sfortuna di imbattersi in loro?

Essenzialmente si tratta di animali marini che pur creando qualche problema, in linea di massima non rappresentano fonte di gravi danni. Il tutto è da ricercare in una più o meno spiccata sensibilità di chi si trova ad avere a che fare con loro, specialmente se si tratta di bambini. A meno che non vi sia un’allergia pregressa e la possibilità di uno shock anafilattico, la maggiore conseguenza di un eventuale contatto con entrambi è il dolore.

Se si parla di meduse, esse non mordono e non pungono. Per assurdo potremmo poggiare il nostro corpo sul loro cappello e non sentire dolore. Ad essere pericolosi sono i tentacoli, che provocano irritazione se vengono a contatto con la pelle. Questo perché gli stessi sono rivestiti di cellule in grado di iniettare un liquido urticante dagli effetti paralizzanti, neurotossici ed infiammatori.

Un contatto con la medusa provoca un forte dolore “bruciante”, a causa dei frammenti di tentacolo che rimangono sulla pelle, seguito da un orticaria dolorosa accompagnata da bolle, rossore, vescicole e gonfiore.

In questo caso bisogna lavare immediatamente la parte colpita con dell’acqua salata. Se la zona è esposta al sole e molto ampia è consigliato rivolgersi ad un medico che in base all’estensione e la condizione della ferita deciderà se somministrare cortisonici, antibiotici ed eventualmente somministrare un richiamo antitetanico.

Se si viene punti da una tracina (sulla pinna dorsale hanno aculei in grado di iniettare un veleno che crea un dolore fortissimo, n.d.r.) è bene prima di tutto, a seconda del punto nel quale si viene colpiti, liberare l’arto da eventuali costrizioni (bracciali, anelli, n.d.r.) onde evitare che il gonfiore crei ulteriori problemi.

Dopodichè, dato che il veleno iniettato  è inattivabile col calore, è consigliato immergere in acqua il più possibile calda  la parte colpita ed aspettare dai 30 ai 60 minuti che il gonfiore cessi. Contemporaneamente, essendo il dolore forte ed inarrestabile senza intervento, è  bene assumere un antidolorifico. Nel caso il gonfiore dopo qualche ora non passasse, anche in questo caso è consigliato rivolgersi ad un medico.

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