Islanda primo paese a sconfiggere l’epatite C

di Daniele Pace Commenta

L’Islanda ha puntato molto sulle diagnosi precoci mirate ai tossicodipendenti, la categoria più a rischio, con il 90% dei casi di infezione. Il costo è stato di un milione di euro per tre anni.

L’Islanda è il primo paese che raggiunge uno degli obbiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sconfiggere l’epatite C. L’Isola dell’Atlantico è in netto anticipo sul programma, visto che l’OMS ha chiesto ai paesi di sconfiggere la malattia per il 2030.

Per questo l’Islanda è un caso di studio per altri grandi paesi, come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna, la Germania, il Regno Unito e la Svizzera che hanno inviato i loro esperti per comprendere le misure messe in atto dal Governo dell’isola e come replicarle nei rispettivi paesi.

L’Islanda ha applicato misure di prevenzione molto efficaci ed ha già raggiunto il traguardo, mentre solo ultimamente la Commissione Affari sociali della Camera del nostro paese ha approvato un’indagine conoscitiva sulle misure da mettere in atto in Italia. L’indagine avrà termine solo per la metà di dicembre.

Purtroppo sono circa 71 milioni le persone che soffrono di epatite C in tutto il mondo, e di queste ci sono mezzo milione di morti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che l’80% degli ammalati non sanno di esserlo, e per questo ha chiesto uno sforzo agli Stati per la prevenzione e la diagnosi precoce.

In Italia sono 200mila le persone affette da epatite C, con circa 12.000 morti l’anno. I nuovi antivirali si sono dimostrati molto efficaci, tanto da far guarire il 97% dei pazienti. Il problema sono i tantissimi casi non diagnosticati, stimati tra i 100 e i 350mila.

L’Islanda

L’Islanda si è dimostrata capace di fare prevenzione e raggiungere l’obbiettivo con più di 10 anni di anticipo, come racconta Ragnheiõur Hulda Friõriksdòttir, a capo del piano di prevenzione svolto dall’ospedale universitario di Reykjavic:

“La nostra strategia si è basata prevalentemente sugli screening diffusi a tutti i soggetti a rischio ed è stata portata avanti nell’ambito del progetto The Treatment as Prevention for Hepatitis C in Iceland program, or TraP HepC partito nel 2016″.

Traguardo raggiunto anche grazie al governo e a Gilead Science con la fornitura dei farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) gratuita.

L’Islanda ha puntato molto sulle diagnosi precoci mirate ai tossicodipendenti, la categoria più a rischio, con il 90% dei casi di infezione. Il costo è stato di un milione di euro per tre anni.

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