Insufficienza cardiaca: vitamina D offre prospettive di vita migliori

di Marco Mancini 1

I tassi di sopravvivenza nei pazienti con insufficienza cardiaca con livelli ridotti di vitamina D sono più bassi rispetto ai pazienti con livelli normali. Questa è la constatazione di un importante studio condotto presso la University Medical Center di Groningen, Paesi Bassi, presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia a Stoccolma. I risultati suggeriscono anche che bassi livelli di vitamina D sono associati con l’attivazione del sistema renina-angiotensina (RAS – un sistema regolatorio fondamentale nello scompenso cardiaco) e un profilo di citochine alterate.

La vitamina D viene prodotta dalla pelle quando è esposta alla naturale luce ultravioletta-B (UV-B) proveniente dal sole. Livelli bassi sono da tempo noti come una delle cause che portano al rachitismo. E’ stato dimostrato che la maggior parte dei tessuti e delle cellule hanno un recettore della vitamina D, e vi sono prove evidenti che la sua presenza svolge un ruolo nel ridurre il fattore di profili di rischio per numerose malattie croniche come il cancro comune, malattie autoimmuni, malattie renali, malattie infettive croniche, l’ipertensione e apparentemente anche lo scompenso cardiaco.

Mostrando che la vitamina D è un fattore predittivo indipendente, si sperava di dimostrare che è un fattore che contribuisce allo sviluppo e alla prognosi dello scompenso cardiaco

ha spiegato la dottoressa Licette Liu della University Medical Center di Groningen. Gli esperimenti effettuati su topi privi del recettore della vitamina D hanno mostrato segni tipici dello scompenso cardiaco, mentre gli studi clinici di piccole dimensioni hanno dimostrato che i bassi livelli sono un fattore costante tra i pazienti umani con insufficienza cardiaca.

Ci sono diverse possibili cause di bassi livelli di vitamina D nei pazienti con scompenso cardiaco, compreso il fatto che sono spesso costretti a letto o a stare in casa a causa dei sintomi clinici. Questo porterebbe ad una grave carenza, perché l’80-90% della vitamina D si ottiene con i raggi UV-B. Un altro fattore è che la capacità della pelle di produrre vitamina D diminuisce con l’età, e siccome l’insufficienza cardiaca ha una elevata incidenza tra le persone anziane, non è del tutto sorprendente misurare i bassi livelli. Inoltre, la grave insufficienza cardiaca è associata ad alterazioni della funzionalità renale a causa della diminuzione di sangue. Questo può essere responsabile di una ridotta sintesi della forma attiva della vitamina D, in quanto la fase finale di conversione avviene nei reni. Tutti questi fattori possono aggiungersi alla carenza di vitamina D nei pazienti con scompenso cardiaco.

Il consiglio che la dott.ssa Liu si sente di dare ai pazienti con scompenso cardiaco per mantenere adeguati livelli di vitamina D sono l’assunzione di integratori e mangiare pesce azzurro o uova, anche se il lavoro che può fare la semplice esposizione alla luce solare non è eguagliabile con nulla al mondo.

[Fonte: Sciencedaily]