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Incontinenza neurologica, cos’è e come gestirla

L’incontinenza neurologica è un disturbo che può comparire quando una malattia o una lesione del sistema nervoso altera il normale funzionamento della vescica o dell’intestino. Come gestirla? Scopriamolo.

Cosa è l’incontinenza neurologica

Non si tratta quindi semplicemente di una difficoltà a “trattenere”. Il problema nasce dalla comunicazione tra cervello, nervi e organi coinvolti nel controllo delle funzioni urinarie e intestinali.

ra le condizioni che possono provocare un’incontinenza di origine neurologica ci sono, per esempio, la sclerosi multipla, le lesioni del midollo spinale, il morbo di Parkinson, alcune forme di ictus e altre malattie neurologiche. A seconda della zona e dell’entità del danno, la vescica può contrarsi troppo spesso, non svuotarsi completamente oppure non riuscire a coordinare correttamente la contrazione della vescica con il rilassamento dello sfintere. Nei casi più complessi possono comparire anche problemi intestinali.

La gestione deve partire dalla valutazione della causa. Il medico può raccogliere informazioni sui sintomi, sulle abitudini minzionali e intestinali e sui farmaci utilizzati e, quando necessario, prescrivere esami specialistici. L’obiettivo non è soltanto ridurre le perdite, ma proteggere la salute dell’apparato urinario, prevenire complicanze e permettere alla persona di mantenere una buona autonomia e qualità di vita.

Il trattamento dell’incontinenza neurologica varia da persona a persona. Possono essere utili una corretta organizzazione dell’assunzione dei liquidi, programmi personalizzati per andare in bagno, riabilitazione del pavimento pelvico e farmaci specifici.

Come gestirla al meglio

In alcune forme di disfunzione neurologica può essere necessario il cateterismo intermittente, una tecnica che consente di svuotare regolarmente la vescica. In altri casi vengono valutate procedure più avanzate, sempre sulla base della diagnosi e delle indicazioni dello specialista. È importante evitare il fai-da-te: modificare autonomamente la quantità di acqua, interrompere farmaci o utilizzare dispositivi senza una valutazione professionale può essere controproducente.

Anche i dispositivi assorbenti possono avere un ruolo, soprattutto quando le perdite non sono completamente controllabili. Devono però essere considerati parte della gestione complessiva e non l’unica soluzione.

In Italia, il Servizio sanitario nazionale prevede specifiche forme di assistenza. I Livelli essenziali di assistenza comprendono infatti l’assistenza integrativa, che può garantire determinati dispositivi medici, tra cui pannoloni e cateteri, alle persone che rientrano nelle condizioni previste dalla normativa. Tra queste rientrano anche alcune situazioni di grave incontinenza urinaria o fecale cronica e le condizioni che richiedono il cateterismo.

Le modalità concrete di prescrizione e distribuzione possono dipendere dall’organizzazione sanitaria regionale e dalla situazione clinica della persona. Il punto di partenza è quindi rivolgersi al medico di medicina generale o al servizio specialistico di riferimento, che può indirizzare verso il percorso appropriato e verificare l’eventuale diritto alla fornitura degli ausili.