Cavie salve, in arrivo il cervello elettronico per gli esperimenti del futuro

di Paola 1

Se finora la scienza moderna ha compiuto passi da gigante in poco tempo, questo periodo di sperimentazioni, che porteranno alle nuove scoperte e cure mediche, potrà ridursi ulteriormente grazie ad un’invenzione spagnola. Si tratta del Blue Brain, un cervello umano simulato al computer, in grado di permettere agli scienziati di simulare l’effetto delle terapie sul cervello senza mettere in pericolo la salute del paziente.

Molte malattie, dall’Alzheimer al Parkinson, dalla schizofrenia all’autismo, sono molto complicate sia da capire che da curare. Finora alcuni esperimenti sono stati fatti sulle cavie da laboratorio (soprattutto topi e, in fase avanzata, scimmie), ma da tempo ci si chiede se sia possibile risparmiare tante vite, senza danneggiare la ricerca, ma anzi, accelerandola.

E così l’idea dell’Università Politecnica di Madrid. Da 4 anni, esattamente dal luglio 2005, un team di ricercatori, coordinato dal professor José Maria Peña ha cominciato a costruire questo cervello elettronico con la stessa tecnologia usata per i simulatori di volo. I piloti studiano il volo con dei simulatori, perché sarebbe troppo rischioso mettere un pivello alla guida di un aereo. E allora perché non fare la stessa cosa con la medicina.

Era inutile mettere a repentaglio la vita dei pazienti che si prestavano a sperimentare su sè stessi le nuove cure, e così, si spera nel 2010, sarà ultimato un cervello che sarà in tutto e per tutto identico a quello umano, tranne che nella consistenza. Esso per ora consiste in 30 milioni di sinapsi, tutte rigorosamente proiettate in 3D ad alta definizione, le quali vanno a comporre circa la metà del progetto finale. Una volta ultimato il progetto, in quelle sinapsi elettroniche potranno essere simulate le “iniezioni” di nuovi farmaci, e vedere che reazioni ci potranno essere, così da permettere alla ricerca di accelerare, e ai pazienti di ricevere una cura già sperimentata, e che non gli metterà in pericolo la vita.

[Fonte: Corriere della Sera]

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