Tumore prostata, cura o sorveglianza attiva?

di Ma.Ma. 0

Il tumore alla prostata è uno dei più frequenti negli uomini di mezza età ma non sempre è necessario curarlo. Ci sono forme di questa malattia per le quali è sufficiente un attento e costante monitoraggio (sorveglianza attiva), lasciando la possibilità dunque di intervenire solo in un secondo tempo, quando la situazione eventualmente lo richiede. In quali casi non è necessaro curare il tumore alla prostata?

Riccardo Valdagni, presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), spiega che ci sono alcuni casi di neoplasia di dimensioni ridotte e scarsa aggressività che non necessitano di cura ma solo di quella che si chiama sorveglianza attiva, costituita cioè da un attento monitoraggio della situazione del paziente per evitare che il tumore diventi più grande e pericoloso. Evitando le cure, che comportano sempre effetti collaterali di un certo impatto sull’organismo, in primis incontinenza e disfunzione erettile, i vantaggi sarebbero tantissimi sia per il benessere del paziente che per il sistema sanitario nazionale che non spenderebbe soldi per trattamenti considerati non necessari.

Ma quando la cura del tumore alla prostata si rivela non necessaria? E sprattutto, non è pericoloso attendere che la situazione possa peggiorare prima di intervenire? Riccardo Valdagni mette a fuoco la questione:

Il presupposto su cui si basa questa strategia è che l’evoluzione dei tumori a basso rischio sia così lenta (e solo locale, senza metastasi) da poter evitare o rinviare il trattamento e al tempo stesso mantenere la finestra di curabilità. Se la patologia cambia siamo in grado di interrompere il percorso osservazionale, intervenire tempestivamente e indirizzare il paziente al trattamento

E nonostante per molti pazienti malati di tumore alla prostata sia difficile, dal punto di vista psicologico, accettare di convivere con la malattia senza un intervento chirurgico pronto a rimuovere la massa tumorale, è vero anche che moltissimi di coloro sottoposto a sorveglianza attiva continuano a seguire il protocollo nel modo corretto.

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Foto | Thinkstock

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