Alzheimer, anti-diabetici una valida terapia?

di Valentina Cervelli 0

Curare l’Alzheimer attraverso un farmaco anti-diabete. Sembra essere più che una speranza quella che si apre davanti ai malati di questa patologia visto che il medicinale è già esistente e grazie ad una ricerca tedesca si potranno studiare in modo serio gli effetti e le controindicazioni dello stesso.

Tra 5 anni potremmo utilizzare, se tutto andrà bene, il pioglitazone per prevenire la comparsa di demenza senile ed Alzheimer. Non sarà la cura definitiva, ma potrebbe rappresentare uno strumento valido per contrastarne i sintomi il più a lungo possibile, e questa è una opportunità che non possiamo farci scappare, soprattutto davanti ad una malattia come questa che non lascia scampo alla fine.

Lo studio teutonico che ci consente di avere speranza è stato condotto su larga scala. Dobbiamo comunque attendere almeno cinque anni per avere le conferme della sua efficacia e questo va sottolineato: non vogliamo distribuire un falso senso di sicurezza sul rapporto tra il medicinale e la malattia. Diversi studi in precedenza hanno già associato questo farmaco anti-diabete, conosciuto con il nome di Actos alla prevenzione della demenza, ma quello che sta per partire si concentra non su persone la cui diagnosi di Alzheimer o di problemi cognitivi è già arrivata, ma su un campione “sano” nonostante l’età avanzata.

Tornando allo studio teutonico, per giungere alle loro conclusioni, gli scienziati tedeschi hanno analizzato i piani sanitari registrati nel loro paese dal 2004 al 2010 per un totale di 146mila pazienti over 60 che, come accennato, non soffrivano di nessun tipo di demenza. Alla fine dello studio è stato notato che: tra di loro circa 13mila hanno poi sviluppato problemi cognitivi e che coloro che assumevano farmaci contro il diabete avevano una minore possibilità di essere affetti da demenza. Nello studio che avrà inizio a breve e che ci dovrà confermare la validità del pioglitazione, il campione sarà formato da persone che posseggono variazioni genetiche legate alla malattia d’Alzheimer ma che ancora risultano sane dal punto di vista cognitivo. Secondo i ricercatori questo principio attivo sarebbe in grado di fermare la patologia migliorando il funzionamento dei mitocondri dando loro modo di fornire maggiore energia al cervello aiutandolo a rimanere sano.

Photo credit | Thinkstock

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