Individuato il gene dell’aggressività del tumore al seno

di Marco Mancini Commenta

C’è una buona notizia per le pazienti colpite da tumore al seno, e per i soggetti particolarmente esposti al rischio di ammalarsi. Oggi c’è una speranza in più per guarire. Si chiama MTDH ed è il gene responsabile dell’aggressività del tumore al seno. Di recente è stato individuato da alcuni ricercatori americani del Cancer Institute del New Jersey coordinati da Michael Reiss.

Il gene si trova nel cromosoma 8, e la sua individuazione faciliterà non poco gli studiosi nella ricerca di un farmaco che lo possa distruggere. Le prime sperimentazioni sono state effettuate sui topi, e i risultati sono incoraggianti. Si è infatti partiti dal presupposto che alcuni tumori sono resistenti a tutti i tipi di terapie, compresa la chemio. Esperimenti effettuati sui topi invece hanno potuto dimostrare come, intervenendo geneticamente sulle cellule, si riusciva a bloccare il gene MDTH, fermandone l’avanzamento e rendendolo più vulnerabile alle cure.

E’ stato possibile individuare il gene in quanto è stato rilevato in maniera superiore al normale nelle donne malate di tumore al seno. Normalmente l’MDTH è presente dentro tutti noi in due sole copie nel DNA, ma finora non era stato chiaro come potesse essere possibile che improvvisamente “impazzisse”, diventando aggressivo. La sua individuazione ci spiegherà anche questo.

Lo studio dei ricercatori americani è molto importante e apre prospettive simili a quelle portate dall’individuazione del gene Her 2 del quale si conosce il comportamento, il ruolo e il modo per neutralizzarlo con farmaci mirati. Il gene MTDH sembra avere un ruolo particolarmente importante rispetto ad altri. Se gli studi saranno confermati il gene potrà diventare un bersaglio privilegiato per farmaci.

Queste le prime parole a caldo del professor Pier Franco Conte, oncologo dell’Università di Modena, dopo aver letto la scoperta sulla rivista Cancer Cell. L’obiettivo, dopo questo primo traguardo, è duplice. Come spiega lo stesso dottor Reiss, con l’individuazione del gene adesso sarà possibile non solo curarlo, ma anche bloccare la diffusione del tumore.
[Fonte: Ansa]

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