EnteroVirus D68, cos’è, sintomi e cure nei bambini

di Ma.Ma. Commenta

Un nuovo virus si sta rapidamente diffondendo negli Stati Uniti dove, solo nelle ultime settimane, si sono registrati centinaia di casi di bambini colpiti: si tratta dell’EnteroVirus D68 che mette in serio pericolo le vie respiratorie e, per il momento, non sembra intenzionato ad arrestarsi.

Enterovirus D68, sintomi

I sintomi sono i più svariati e tutti possono essere tranquillamente rinconducibili ad altre patologie (ecco perché l’EnteroVirus D68 è difficile da riconoscere in tempi brevi): i bambini che ne sono colpiti accusano febbre e dolori di varia natura, tosse, naso che cola, starnuti, tutti sintomi che all’inizio possono essere confusi con un semplice raffreddore o con una allergia. Il sintomo più pericoloso è però rappresentato da difficoltà di respirazione e affanno, tanto che in molti casi è necessario ricorrere all’aiuto di appositi macchinari per i casi di EnteroVirus D68 più gravi.

Enterovirus D68, come si cura

Al momento, dagli Stati Uniti fanno sapere che non esiste una cura mirata a sconfiggere questa infezione che colpisce principalmente le vie respiratorie. Tutto quello che si può fare è intervenire con i tempi giusti per cercare di ridurre al minimo i rischi legati all’affanno e alla non corretta respirazione con medicinali mirati a regolarizzare il respiro e riportarlo a livelli di normalità.

Enterovirus D68, complicanze e rischi

Come sempre quando si parla di infezioni, i rischi e le complicanze possono essere all’ordine del giorno, così come ha sottolineato il Pofessor. Pritish Tosh, esperto in malattie infettive e ricercatore presso la Mayo Clinic:

Nel caso di infezioni che vanno a colpire le vie respiratorie nei giovani, il rischio è che la situazione degeneri rapidamente portando al bisogno di un ricovero in clinica e all’esigenza di cure intensive

Alcuni ceppi dell’EnteroVirus, di cui il D68 fa parte, possono portare a casi di meningite virale: nonostante ad oggi il virus non sia stato mai considerato causa di morte nei bambini colpiti, il rischio potenziale c’è ed è giusto non abbassare la guardia.

Foto | Thinkstock

 

 

 

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