La psicologia di massa. Il comportamento degli uomini nelle folle

di Salvina 3

L’uomo discende davvero dalla scimmia? Vale la pena di porsi l’interrogativo se una ricerca pone l’accento sul comportamento degli esseri umani quando si trovano immersi in una folla defininendolo equiparabile a quello di un gregge di pecore. La ricerca, pubblicata sulla rivista Animal Behaviour a onor del vero non è certamente il primo studio ad occuparsi dell’effetto della folla sulla psiche umana. E’ datato 1895 il testo “Psicologia delle folle” di Gustav Le Bon, che indusse Sigmund Freud ad occuparsi dell’argomento nel suo “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” datato 1921. E non sono mancati fino ad oggi gli studi e i contributi sulla psicologia di massa e sui fenomeni di depersonalizzazione che possono occorrere agli individui che si ritrovano travolti da una folla.

Tuttavia, la ricerca rileva come gli individui riuniti in una folla tendano a seguire, senza porsi domande, un numero ristretto di persone che sembrano sapere dove andare e/o cosa fare. Il professor Jens Krause dell’Università di Leeds ha condotto un esperimento nel corso del quale un gruppo di volontari è stato invitato ad aggirarsi in una grande sala senza una meta precisa e senza parlare con gli altri partecipanti. Solo a un piccolo numero di essi erano state date istruzioni precise: lo studio ha evidenziato come il comportamento di queste era in grado di influenzare le scelte di tutti gli altri (circa 200 persone).


Krause, che paragona questo comportamento a quello degli animali che vivono in branco, ritiene che l’aspetto più interessante del suo studio risieda nel fatto che ciascuno dei partecipanti abbia fatto una scelta, anche senza rendersi conto di essere stato influenzato dal comportamento di altri. Sempre secondo Krause lo studio potrebbe rivelarsi importante nell’ambito della psicologia delle emergenze, avendo posto in rilievo che anche quando ci viene proposta una via di fuga più veloce, in caso di pericolo, tendiamo a seguire una strada già nota, anche se può rivelarsi meno adeguata e tendiamo a convincere gli altri a fare lo stesso. Scelta questa che in determinate circostanze potrebbe anche costarci la vita. Analoghe conclusioni erano state tratte da Simon Reader dell’Università di Utrech. Gli studi potrebbero quindi rivelarsi utili nella formazione dei soccorritori per agevolare le operazioni di salvataggio nel corso di eventi catastrofici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>