Malattie mentali, vivere nelle grandi città incrementa il rischio del 30%

di Marco Mancini 4

Sarebbero almeno trentamila le persone affette da psicosi schizofrenica nella sola città di Milano, ma circa la metà non lo sanno o nascondono il problema. E’ questa la conclusione a cui è giunto uno studio del Servizio Sanitario Nazionale a cui si sono già rivolti circa 11 mila milanesi per un consulto.

Secondo il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale milanese Fatebenefratelli, uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di alcune malattie mentali come la depressione e la schizofrenia è nascere e vivere per almeno 13 anni in una grande metropoli affollata, nella fattispecie italiana Roma o Milano.

Questo comporta un incremento di circa il 30% della possibilità di contrarre questo genere di malattie, le quali vengono aggravate dal fatto che non tutti se la sentono di rivolgersi a degli specialisti, comportando così una riduzione delle possibilità di guarigione. Oltre alla vita frenetica e di certo non salutare che si vive in queste città, c’è da mettere in conto anche l’incremento delle probabilità di venire in contatto con droghe come cannabis ed ecstasy, fino alla dipendenza da sostanze molto più pesanti.

Molto spesso i due dati vanno a braccetto, dato che come conferma Mencacci, lì dove cresce la povertà cresce anche il ricorso agli stupefacenti e si registra un incremento dei casi di disturbi depressivi. A rischio sono maggiormente i giovani e gli adolescenti, ma gli adulti non sono di certo esenti.

Il nesso fra abuso di sostanze e malattia mentale è ben documentato nei giovani di città che risultano esposti ad un rischio aumentato del 50%, percentuale che sale al 60, per esempio, nel disturbo bipolare. Quest’ultimo apre la strada anche ad un altro ingravescente problema sociosanitario: essendo risultato un fattore di rischio per lo sviluppo di demenza che si manifesta poi in tarda età, questi ragazzi rischiano di andare ad ingrossare le fila sempre più gonfie dei soggetti colpiti da malattia di Alzheimer con un ulteriore carico per il Servizio Sanitario Nazionale

ha confermato il professor Massimo Clerici dell’Università di Milano Bicocca. La soluzione, per chi si rende conto di avere questo tipo di problema, è rivolgersi ad uno psicologo il quale può assegnare terapie senza le quali diventa molto difficile guarire.

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[Fonte: Corriere della Sera]