Antiossidanti, vino rosso e resveratrolo falso mito?

di Valentina Cervelli Commenta

Antiossidanti nel vino rosso e nel cioccolato un falso mito? Sembrerebbe di si. Ed ad essere chiamato in causa, da uno studio della John Hopkins University è il resveratrolo in particolare. Secondo gli scienziati infatti non possiederebbe tutte quelle qualità benefiche che gli sono state attribuite nel corso degli anni.

Si è sempre pensato che questo antiossidante contenuto in particolare nel vino rosso potesse causare un miglioramento della salute delle persone favorendone la longevità: a quanto pare dobbiamo rivedere al ribasso le nostre aspettative sullo stesso. Pubblicato sulla rivista di settore Jama Internal Medicine, lo studio ha preso in considerazione un gruppo di volontari italiani e per la precisione,
783 individui di entrambi i sessi e di età media pari a 65 anni residenti in Toscana nella zona del Chianti dove, inutile da dire, il consumo di vino rosso è molto diffuso. Il periodo di follow up dello studio condotto dal dott. Richard Sembra è durato 11 anni, dal 1998 al 2009. Tutti hanno compilato un questionario sulle proprie abitudini alimentari.

Statisticamente circa un terzo del campione è morto a nove anni dall’inizio della ricerca, il 5% si è ammalato di cancro mentre il 27% ha sviluppato delle patologie cardiache. In tutto questo il resveratrolo non ha mostrato significativo impatto sulla salute di coloro che ne presentavano maggiori quantità nel sangue. Come spiegare tale evento? Gli esperti parlando di “paradosso francese”. Lo sapevate che in Francia, dove viene consumata una grande quantità di cibi ricchi di grassi saturi è quella con meno mortalità per malattie vascolari? E che questo antiossidante è stato “dichiarato” come funzionante all’interno di questo contesto anche senza prove esclusive di correlazione?

Sebbene il resveratrolo “alimentare” sembra non causare benefici, gli scienziati sono intenzionati a verificare le conseguenze dell’assunzione di questo antiossidante in dosaggi farmacologici che in vitro hanno mostrato di poter fare la differenza.

Fonte | JAMA

Photo Credit | Thinkstock

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