Demenza senile, i benefici del cioccolato

di Valentina Cervelli Commenta

Un buon bicchiere di cioccolato fresco da bere per riprendersi dal caldo e mantenere il cervello in salute contro la demenza senile. Potrebbe esserci niente di più bello per coloro che amano il cacao? Forse no. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista di settore Neurology conferma i benefici del cioccolato nei confronti dell’encefalo.

Il cacao funzionerebbe come protettore dell’attività cerebrale. Ed in dosi pari fino a due tazze al giorno. Caldo o freddo, la temperatura è irrilevante. Certo, la linea rischia di risentirne e se si soffre di malattie come il diabete bisogna fare attenzione, ma è fuori da ogni dubbio che la ricerca condotta dagli scienziati della Scuola di medicina di Harvard è davvero “gustosa”. Gli scienziati hanno coinvolto nelle loro analisi 60 adulti di età media di 73 anni, quella nella quale di solito i sintomi del declino cognitivo legato all’invecchiamento sono più evidenti . Dei partecipanti, pur essendo tutti privi di diagnosi di demenza, 17 presentavano un afflusso di sangue al cervello insufficiente misurata per mezzo degli ultrasuoni.

Nel corso di tutto il periodo di durata della sperimentazione, gli anziani hanno bevuto due tazze di cacao al giorno, senza consumare cioccolato in altre forme e sono poi stati sottoposti a tutta una serie di test volti a misurarne le capacità cognitive, la memoria, e la capacità di elaborare pensieri. I ricercatori di Harvard hanno potuto verificare come il flusso sanguigno delle persone che presentavano problemi di demenza all’inizio dello studio fosse sensibilmente migliorato. Allo stesso modo i test di memoria e di capacità cognitiva mostravano cambiamenti positivi.

Questo risultato, secondo gli scienziati, è da imputare ai flavanoli, le sostanze antiossidanti normalmente contenute nel cacao. Il fatto che i miglioramenti siano stati riscontrati sia in coloro che avevano consumato cioccolato arricchito di una quantità maggiore di questo elemento sia in coloro ai quali era stata “somministrata” una versione povera in antiossidanti ha fatto ipotizzare ai medici che possa bastare una quantità davvero irrisoria di questi ultimi.

Fonte | Neurology

Photo Credit | Thinkstock

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