Donna chiede di avere un figlio da marito in coma, primo caso in Italia

di Marco Mancini 1

Qualche tempo fa ci occupammo di un evento che ha fatto scalpore oltremanica. Una donna, rimasta vedova, voleva un figlio. Così chiese ed ottenne la fecondazione assistita prelevando lo sperma dal cadavere di suo marito. Un evento simile in Italia difficilmente sarebbe stato accettato, ma adesso c’è il rischio di crearne uno molto somigliante anche qui da noi.

Una coppia di Vigevano, lui 35 anni, lei 32, avevano deciso di avere un figlio. Lui però fu colpito da un tumore fulminante al cervello e da allora è in coma. I medici hanno dato poche speranze di ripresa alla moglie che, per rispetto alla volontà del marito, ha deciso di esaudire il loro desiderio ed avere un figlio da lui, con una tecnica simile a quella della vedova inglese. Inutile dire che si sono immediatamente scatenate mille polemiche.

Il primo ad intervenire è stato Mons. Rino Fisichella, pretore della Pontificia Università Lateranense, il quale dice che in questo modo c’è il rischio di andare contro natura, perché questo sarebbe un atto di egoismo da parte della madre, senza la presenza di un padre per il futuro bambino. Non è d’accordo con lui il mondo legale e medico.

Sfruttando una norma poco chiara della legge 40, quella sulla fecondazione artificiale, ci si rivolge ad un giudice, che in tutta fretta, visto che l’uomo potrebbe morire da un momento all’altro, autorizza l’operazione. Anche parte del mondo medico è d’accordo con la sentenza, ed in mezzo a questa confusione si inserisce il dottor Severino Antinori, noto per aver spesso preso diverse decisioni che andavano contro l’etica religiosa. Il professore ha chiesto ed ottenuto che l’operazione fosse effettuata nel suo istituto, per poi procedere con una nuova tecnica che lui stesso ha inventato, denominata Imsi, intra morfologic sperm injection.

Secondo Antinori la gravidanza, trattandosi di una donna giovane, dovrebbe andare avanti senza problemi, e comunque Fisichella o le autorità religiose possono dire ciò che vogliono, ma grazie alla sentenza del giudice l’iter è già partito, e sarà dura fermarlo. Speriamo non si crei un altro caso Eluana.

[Fonte: Repubblica]

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