Gravidanza: donne dipendenti dall’ecografia ma non dalla sigaretta!

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 I nostri sono tempi dove l’informazione, per fortuna, è alla portata di tutti. Basta soffermarci a guardare la tv, a leggere le news su internet o semplicemente ad ascoltare il consiglio del medico curante, per sapere come comportarci per mantenere il nostro corpo in salute. Se la maggior parte delle persone ignora i suggerimenti e continua a coltivare le proprie dannose abitudini, è la donna incinta è molto più empatica ai suggerimenti. Se infatti potrebbe non essere interessata alla propria di salute, lo è molto di più a quella del suo bambino. Ecco che i dati trapelati  dall’Istat ci offrono un quadro abbastanza chiaro di quali sono le reali dipendenze della donna incinta!

La donna incinta, udite udite, è molto più dipendente all’ecografia che al fumo di sigaretta.  Secondo gli ultimi dati, l’80,3% delle donne fa più di tre ecografie durante il periodo di gestazione. Consideriamo che nel 2005 era il 78,5% delle donne a raggiungere questo numero e nel 2000, il 75,3%. Ci sono donne che fanno addirittura più di sette ecografie, si parla del 37,6% tenendo di conto dei dati del 2013. Nel 2000 solo il 23% delle donne raggiungevano questi numeri.

Gli stessi dati evidenziano che la donna in dolce attesa è molto più propensa a smettere di fumare quando è incinta. Secondo i dati dell’ISTAT, nel 2000 solo il 63,4% smetteva di fumare quando scopriva di aspettare il bambino. I dati di quest’anno evidenziano un aumento del 10,7% di donne che rinunciano completamente alla sigaretta.

Il 22,8% delle donne invece riduce solo la quantità di sigarette, senza smettere mai del tutto. Sembra che solo il 3% delle donne ignora completamente i suggerimenti medici di smettere di fumare per la salute del piccolo, nonostante sia una percentuale piccola, dovremo rifletterci sopra. Tuttavia anche sotto questo aspetto vi è stato un calo considerevole, si parla infatti del 50% in più di donne che hanno preso consapevolezza dei danni del fumo per il nascituro rispetto dal 2000. A inizio millennio erano infatti il 6,8% delle donne che non modificava le proprie abitudini in gravidanza.

Ultimo dato evidenziato è quello dei tagli cesarei. Sembra che l’Italia sia quella che ogni anno effettua il numero maggiore di queste operazioni, anche rispetto all’America. Il 32% delle donne deve ricorrere all’operazione chirurgica per partorire. Esattamente il doppio dal numero di tagli cesarei consigliati dall’OMS, il Ministero della Salute.

Ma ora vediamo, come superare la paura del parto?

Il parto non viene più visto come un evento naturale. La donna, nonostante il desiderio che prova di avere un figlio, rimane paralizzata dalla paura davanti all’idea di questo momento. Le sale operatorie sono fredde, controllate spesso da medici uomini che non sono vicini al dolore del momento, ne sono completamente estranei dal punto di vista di esperienza personale. Se prima la sala dove la donna dava alla luce il proprio bambino era tassativamente vietata all’uomo, oggi le cose non sono più così.

Ovviamente il fatto che oggi il momento della nascita sia controllato ed avvenga in luoghi sterili è fantastico. Grazie alle moderne tecnologie è possibile organizzare un taglio cesario, rendere ideali le condizioni della nascita e impedire incidenti durante questo

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